Conferenza di Yuri Bandazhevsky del 17/09/2010

Lunedì 11 Ottobre 2010

Il 17 settembre 2010 ho avuto occasione di assistere a una conferenza tenuta dal professor Yuri Ivanovich Bandazhevsky e dalla moglie Galina Bandazhevskaya, medici di fama internazionale esperti di danni causati dalle radiazioni sull'essere umano. Gli studi svolti dalla coppia di professori hanno portati a scoperte allarmanti che, come se non bastasse, hanno interferito con le attività di disinformazione delle autorità militari del loro paese d'origine.

 

Tutto è cominciato una notte di giugno del 2001. Il professore sta per andare a dormire dopo aver finito di trascrivere al computer alcuni dati raccolti durante i suoi esperimenti; la sua casa viene occupata da militari che dopo ore di perquisizioni lo prelevano, imprigionandolo e condannandolo ad 8 anni di lavori forzati per aver denunciato gli sprechi di denaro destinato invece ai fondi per la liquidazione del disastro di Chernobyl. Le accuse ufficiali, senza il supporto di alcun testimone, sono di aver ammesso all'università uno studente in cambio di denaro. Il 5 agosto 2005 viene liberato in seguito alla mobilitazione diplomatica di diversi paesi della Comunità europea.

Oggi continua a lavorare per aiutare le persone di quello che chiama “il paese di Chernobyl”: un'area molto vasta intorno all'ex centrale nucleare che arriva fino alla periferia di Kiev, dove la popolazione è stata maggiormente colpita dalla catastrofe.

 

Nel corso della conferenza si è fatto cenno ad altri fatti inquietanti della storia contemporanea, come la strage di Beslan, in Ossezia del nord. Le diverse associazioni che lottano nel mondo per aiutare le persone colpite da queste tragedie hanno notato un filo conduttore che rallenta enormemente i loro sforzi: la mancanza di informazione, intesa sia come censura da parte di poteri politici, economici o militari, ma anche come scarsità di attenzione o interesse da parte del resto del mondo. Tengo a sottolineare soprattutto questo punto, ritenuto fondamentale dallo stesso professor Bandazhevsky: la ricerca della verità è sia un diritto che un dovere dei cittadini che vogliano considerarsi liberi.

Tuttora intorno a Chernobyl c'è molta disinformazione. Il ciclo di conferenze tenute dal professore mira a a portare maggiore chiarezza fuori da quei confini, come un passo fondamentale per aiutare le popolazioni colpite. Lui stesso chiede che la solidarietà internazionale che ha permesso la sua liberazione venga data anche al paese di Chernobyl. Solo così potremmo cominciare a pensare di vivere in un mondo più a misura d'uomo.

 

La conferenza entra nel vivo del problema ricordando le ore immediatamente successive all'esplosione del reattore.

Nei giorni immediatamente successivi all'incidente sono state inviate diverse squadre di liquidatori per arginare dei danni altrimenti incalcolabili. Essi si sono fatti carico (pagando anche con la vita) di impedire che le scorie sparse nei dintorni della centrale avvelenassero pesantemente l'atmosfera, scavando buche nel terreno e seppellendo il materiale radioattivo sottoterra. Il lavoro è risultato efficace nel breve periodo, ma nei decenni successivi ha avuto conseguenze devastanti ed inevitabili sull'ecosistema.

Innanzitutto il materiale radioattivo, oltre ad emanare radiazioni, può essere assorbito dagli esseri viventi ed entrare nella nostra catena alimentare. Le ricostruzioni più pessimistiche parlano di una contaminazione da Cesio 137 delle falde acquifere sottostanti la regione interessata, in diretta comunicazione con il mar Nero; nel giro di pochi anni si potrebbero avere conseguenze ancora più catastrofiche dal punto di vista ambientale di quelle dei giorni successivi all'incidente. Una volta raggiunto il mar Nero l'influenza dei materiali radioattivi sarebbe inarginabile, per quel che ne sappiamo potrebbe lambire anche il Mediterraneo. E' dunque doveroso rafforzare l'attività di ricerca: è necessaria una valutazione accurata per capire quanto l'ombra di Chernobyl possa estendersi nello spazio e nel tempo.

Il tempo di dimezzamento del Cesio 137, infatti, è molto lungo (circa 30 anni) e dall'incidente non ne sono passati nemmeno 25. Potenzialmente, i danni non ancora rilevati sono ancora più preoccupanti di quelli già riscontrati. Gli studi medici compiuti finora sono quindi di importanza vitale, soprattutto per chiarire quei punti che, anche a causa della disinformazione in materia, ci sono rimasti oscuri.

 

Le ricerche condotte dal professore rivelano che la maggioranza dei danni al corpo umano, sul lungo periodo, sono legati principalmente all'ingestione tramite alimenti di elementi radioattivi (il più frequente è il Cesio 137) piuttosto che all'esposizione diretta alla radioattività. I cibi contaminati fanno parte dell'alimentazione quotidiana della popolazione che, vivendo in una zona disagiata e senza molte possibilità di lavoro, è costretta a vivere di sussistenza coltivando orti o raccogliendo il cibo nelle zone circostanti.

I radionuclidi entrano facilmente nella catena alimentare: i funghi, ad esempio, agiscono come accumulattori di questi materiali assorbendoli dal terreno. Anche gli alberi hanno questa proprietà, in misura minore, e purtroppo la cenere della legna raccolta per essere bruciata d'inverno viene poi usata per concimare l'orto di casa; ciò causa un'ulteriore accumulo di isotopi radioattivi nei terreni coltivati, che finiscono poi negli ortaggi di cui gli abitanti si nutrono.

Ad aggravare il problema contribuisce la scarsa conoscenza da parte della popolazione locale sui pericoli derivanti dai radionuclidi e su come evitare che questi entrino nella catena alimentare. Alcune semplici precauzioni (come appunto evitare di mangiare funghi) potrebbero aiutare parecchie persone a migliorare le loro aspettative di vita, ma il loro insegnamento è lento e difficoltoso.

Le principali conseguenze del contatto con gli isotopi radioattivi sono riscontrate come problemi cardiovascolari: il 73% della popolazione ne è colpita nella regione intorno a Chernobyl. Con il tempo i problemi aumentano invece di diminuire: le statistiche dicono che in 8 anni, dal 2000 al 2008, i bambini che si ammalano a causa delle radiazioni sono aumentati del 50%. Le malattie sono difficilmente diagnosticabili: il 28,9% presenta malformazioni, anche interne, che possono passare inosservate ai primi esami, mentre il 19% dei bambini presenta problemi al sistema nervoso centrale. Anche il cancro alla tiroide (l'organo più colpito in giovane età) è in sensibile aumento.

 

La professoressa Galina Bandazhevskaya parla con commozione dei bambini che lei ed altri medici aiutano. L'assorbimento delle radioazioni varia da individuo a individuo, e in particolare nei bambini risulta essere più rapido. Nelle regioni colpite esiste una figura medica specializzata, il cardio-ritmologo, in quanto l'incidenza delle aritmie cardiache è molto alta e richiede una formazione particolare; è frequente che bambini di 8-10 anni necessitino di un pacemaker per sopravvivere, senza garanzie che la patologia non si aggravi negli anni successivi. L'organo più colpito in assoluto nei bambini è la tiroide, con gravi conseguenze sullo sviluppo come l'osteoporosi; altri organi colpiti frequentemente sono cuore, reni, cervello e fegato.

Le tecnologie per curare queste patologie sono in costante evoluzione e la loro efficacia è in crescita, il che dà una flebile speranza alla popolazione di uscire, prima o poi, dalla loro tragica situazione.

La fase più critica è la gravidanza. Nei bambini nati morti i radionuclidi sono presenti in tutti gli organi, rendendo impossibile una diagnosi attendibile sulla causa del decesso del feto. Secondo Bandazhevsky questo problema potrebbe essere scongiurato in parte da un'alimentazione più controllata per le donne in stato di gravidanza; con tutte le difficoltà del caso, si tratta di uno sforzo indispensabile per fronteggiare il bassissimo tasso di natalità (molto inferiore alla mortalità) delle regioni colpite. Questo potrebbe essere possibile raccogliendo razioni di cibo proveniente da zone meno contaminate, ma occorrono sempre fondi e aiuti umanitari difficili da reperire.

 

In chiusura sono state poste alcune domande dal pubblico da cui sono emersi altri dati e spunti altrettanto interessanti.

Esistono conseguenze meno evidenti che hanno diversi tipi di incidenza, non solo a livello fisico, sui modi di vivere della popolazione. Nei primi rapporti delle organizzazioni internazionali si era registrato una crescente incidenza di alcolismo e stati di depressione che sembravano portare gli abitanti delle zone colpite a non voler lavorare, all'apatia. In realtà studi più recenti hanno dimostrano che le radiazioni colpiscono il sistema nervoso centrale causando notevoli problemi a livello psicologico, aggravati dalla devastazione, dalla povertà, dalle scarse possibilità di lavoro; tutto ciò ha portato la popolazione locale ad essere “educata alla morte e all'estinzione”, con “parole e mezzi simili a quelle dei regimi totalitari, come il nazismo.”

Le persone sono inoltre state private del contatto con la natura che si tramandava da generazione in generazione, limitandone ulteriormente le possibilità di sussistenza.

I casi di suicidio sono frequenti e non si esclude una correlazione diretta con la radioattività, anche se probabilmente il fattore determinante resta la condizione sociale ed economica: una specie di “ghetto” da cui non ci si può allontanare perchè mancano le possibilità economiche per farlo, che risucchia tutti in un circolo vizioso difficile da spezzare.

 

Per chi fosse interessato, esistono programmi di accoglienza per i bambini con cui è possibile regalare loro una vacanza al di fuori della zona di Chernobyl. Il solo fatto di passare qualche mese a contatto con una realtà differente e meno drammatica può aumentare la loro speranza di vita, in quanto un corpo giovane smaltisce abbastanza bene i veleni accumulati. In questi periodi è molto importante insegnare loro una serie di regole comportamentali di base che, una volta tornati a casa, possono mettere in atto per evitare il più possibile il contatto con la radioattività. Queste informazioni sono di importanza vitale, perchè se si verificasse la famigerata contaminazione del mar Nero o un altro disastro nucleare, anche noi dovremmo cominciare a preoccuparci di acquisire e conoscere le procedure standard di sopravvivenza in un ambiente avvelenato dagli isotopi radioattivi.

La coppia di ricercatori invita caldamente i cittadini dei paesi più sviluppati a visitare quei luoghi, perchè è fondamentale vedere come le persone riescono a vivere in un ambiente tanto devastato per capire il loro disagio. Non esistono limitazioni particolari di movimento, tanto che per i turisti esistono persino tour organizzati con speciali precauzioni per visitare le zone ed i paesi abbandonati nei dintorni della centrale.

 

In rete sono disponibili ulteriori informazioni riguardo a Chernobyl, la coppia dei professori Bandazhevsky ed i loro studi.
Infine, mi sembra doveroso citare le associazioni che hanno reso possibile questo incontro, ovvero Progetto humus, Mondo in cammino e Progetto accoglienza, che potranno fornirvi tutte le informazioni necessarie per aderire alle iniziative sopra elencate.

 

Scritto da: Enrico

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