La struttura originale dell'impianto prevedeva di sfruttare direttamente l'energia solare per alimentare il rifugio durante il giorno, immagazzinando quella inutilizzata in un gruppo di accumulatori al piombo (simili alle batterie delle auto, nda) a cui sarebbe stato affiancato un generatore diesel nei momenti di maggiore richiesta energetica. La nuova configurazione prevede invece di immagazzinare idrogeno, sostituendo gli accumulatori al piombo.
Il progetto di riconversione è stato realizzato da un gruppo del dipartimento di Fisica dell'università di Trento, presieduto dal professor Antonio Miotello, in collaborazione con la El.Ma Electronic di Riva che si è occupata della parte sistemistica.
La scelta dei pannelli fotovoltaici si è rivelata vincente; il rifugio si trova a 3040 metri sul livello del mare e questo fatto garantisce una resa superiore del 30% rispetto alle installazioni in pianura. Ciò che invece ha spinto verso soluzioni alternative agli accumulatori al piombo sono state le difficoltà nella loro manutenzione: ogni accumulatore pesa infatti circa 40 quintali e al momento dello smaltimento deve essere trattato come rifiuto speciale, in quanto contiene sostanze altamente inquinanti.

L'attuale impianto elettrolitico, sfruttando il surplus di energia prodotta durante il giorno, scinde l'acqua in idrogeno e ossigeno che vengono opportunamente stoccati in bombole. Quando l'impianto fotovoltaico non è più in funzione innescando la reazione inversa si genera energia elettrica e si riscalda l'acqua.
Questa nuova configurazione è risultata talmente efficace da rendere praticamente superfluo il generatore diesel. I risultati sono stati presentati dal professor Miotello: “Con questo sistema, nell’arco di soli sei mesi, possiamo produrre e immagazzinare fino a 2.000 kilowattora di energia; usando il gasolio, dovrei bruciarne 1.000 litri, senza contare quanto inquinerei. Il rifugio, peraltro, consuma dai 40 ai 60 kilowattora al giorno.”
Uno dei punti di forza del progetto è sicuramente l'utilizzo di un ciclo chiuso, vale a dire che l'acqua utilizzata per l'elettrolisi è la stessa che viene prodotta dalla reazione idrogeno-ossigeno, che elimina di fatto i problemi legati all'approvvigionamento.
Il successo di un progetto capace di coinvolgere enti locali, università e aziende è ancor più la dimostrazione di come la collaborazione possa e debba diventare l'arma vincente da utilizzare per garantire uno sviluppo sostenibile.


Siamo in Trentino Alto Adige, “Rifugio ai Caduti dell'Adamello”, fra i ghiacciai del Mandrone e della Lobbia. Qui è da poco iniziata un'importante sperimentazione per sfruttare l'idrogeno come mezzo per immagazzinare energia. Il rifugio, famoso per aver ospitato Papa Giovanni Paolo II ed il presidente della Repubblica Sandro Pertini, è stato completamente ristrutturato nel 2005; gli interventi eseguiti hanno puntato molto su efficienza e risparmio energetico mediante l'installazione di pannelli fotovoltaici.

