Pacific trash vortex

Lunedì 04 Ottobre 2010

sacchetto di plastica nel mareIl Pacific trash vortex è un'enorme isola di spazzatura galleggiante nelle acque dell’oceano Pacifico, composta per la maggior parte di plastica. La sua reale estensione non è stabilita con precisione: a seconda delle fonti è stimata tra i 700mila fino a oltre 10 milioni di chilometri quadrati, una superficie rispettivamente poco superiore a quella della Spagna e due volte gli Stati Uniti. Uno studio svolto dalla Algalita Marine Research Foundation e dalla marina militare statunitense afferma inoltre che l’ammontare della plastica accumulata finora si attesti sui 3-3,5 milioni di tonnellate.

 

Questa grande chiazza di immondizia ha iniziato a formarsi a partire dagli anni ’50 a causa dall’azione della north Pacific subtropical gyre (vortice subtropicale del nord Pacifico), una corrente situata tra l’equatore e 50º di latitudine nord, il cui movimento a spirale in senso orario consente ai rifiuti galleggianti di aggregarsi tra loro.

Certo è che questo ammasso di plastica non può essere stato provocato solo dal jetsam, ovvero lanciare volontariamente oggetti fuori bordo in situazioni di emergenza, e dal floatsam, cioè la perdita di materiale in caso di incidente; nel 1990, ad esempio, dalla nave Hansa Carrier sono andati a persi in mare 80.000 tra scarpe e stivali della Nike. E' molto più plausibile quindi che la causa principale sia legata all'abbandono volontario di rifiuti in mare ad opera di aziende e città costiere senza troppi scrupoli.

 

Ovviamente l'impatto ambientale è notevole e i danni a lungo termine enormi. Con il passare del tempo la plastica si divide in pezzi sempre più piccoli che mantengono le caratteristiche polimeriche anche quando la dimensione è quella di una molecola, rendendo la loro assimilazione molto difficile. Il problema più grave è però l’inquinamento causato dal rilascio di PCB o policlorobifenili: queste particelle sono ingerite dai molluschi che le scambiano per zooplancton, scatenando una serie di effetti negativi che si ripercuotono sull'intera catena alimentare, che dal mare alla fine coinvolge anche noi.

 

Scritto da: Rebecca

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