Rischi e pericolosità dell'amianto

Mercoledì 22 Settembre 2010

L'amianto, o asbesto, è un termine che indica un insieme di minerali presenti in natura, che nel corso degli anni ha assunto una connotazione fortemente negativa. L'amianto viene largamente usato nell'industria tessile ed edilizia per le proprietà di resistenza al calore e la struttura fibrosa molto compatta che lo rendono un materiale refrattario, resistente ad attacchi chimici e biologici. Un'esempio sono i pannelli di eternit presenti in molte costruzioni, conosciuti anche come cemento-amianto o, comunemente, onduline. Visto il massiccio impiego, spesso a contatto con l'uomo, è stato fortunatamente possibile rilevarne la pericolosità, tanto allarmante da vietarne l'impiego per legge; in Italia la legge n.257 del 27/03/1992 disciplina la materia occupandosi anche di quei lavoratori esposti al rischio dell'amianto per motivi professionali, oltre che alle procedure di smaltimento, rimozione, ecc.

 

I primi ad accorgersi della pericolosità dell'amianto furono, durante la seconda guerra mondiale, i tedeschi . Grazie a studi medici, tra i primi in questo campo, venne provata la natura cancerogena dell'amianto e si cominciarono a prevedere fondi di risarcimento per i lavoratori che ne erano stati esposti.

Affinchè costituiscano un rischio per la salute dell'uomo i materiali costituiti da amianto devono logorarsi, spezzarsi, danneggiarsi, decomporsi, essere scalfiti o grattati. Per ciascuno di questi casi le disposizioni legali sono chiare: va rimosso. Finchè l'amianto è compattato non costituisce un pericolo.

 

L'amianto e le malattie amianto-correlate

L'amianto è un minerale più pesante dell'aria, ma le sue fibre sono 1300 volte più sottili di un capello umano. Sono microscopiche, possono sollevarsi al minimo spostamento d'aria ed essere facilmente inalate mentre sono in sospensione. Teoricamente non vi è un quantitativo minimo al di sotto del quale non sia nocivo, per cui anche una sola fibra nei polmoni potrebbe causare una delle tante patologie amianto-correlate identificate nel corso dei numerosi studi.

 

Restando a stretto contatto con le pareti cellulari delle mucose, l'amianto può alterarne il funzionamento o lacerare i tessuti grazie alla sua struttura fibrosa e longilinea, dando luogo a tessuti cicatriziali estesi, infezioni, asbestosi o tumori. Le fibre in sé non costituiscono un veleno o un agente cancerogeno: non interagiscono chimicamente con le nostre proteine in quanto l'amianto è un materiale inerte. Lacerando fisicamente le membrane cellulari possono però favorire l'intrusione di agenti cancerogeni o infettivi nel citoplasma cellulare, dove possono arrecare molti più danni. Questa è la sua reale pericolosità.

 

Non esistono antibiotici o antiallergeni o qualsiasi altra sostanza che possa aiutare l'organismo a smaltirlo. L'unica possibilità è liberarsene meccanicamente.
Il nostro organismo ha i suoi meccanismi di difesa; le pareti delle nostre mucose respiratorie sono coperte da microscopiche ciglia mobili che trasportano incessantemente verso l'esterno tutte le sostanze a loro estranee, quindi è probabile che nel corso della vostra vita avrete già espulso migliaia di fibre di amianto starnutendo o soffiandovi il naso.

 

L'amianto nella vita di tutti i giorni

Il problema è permeato (non solo letteralmente) nella vita di tutti i giorni: scuole, fabbriche, uffici, negozi, palestre e molti altri ambienti interni potrebbero essere stati isolati con l'amianto al momento della loro costruzione. Generalmente questo cappotto non è esposto al contatto, quindi difficilmente le sue fibre si mettono a vagare nell'aria, ma con il tempo, la degradazione, e il formarsi di crepe tutto è possibile. L'amianto è stato largamente usato anche nel settore tessile, automobilistico e come materiale fonoassorbente. E' usato anche in idraulica come rivestimento termoisolante delle tubature.

 

Il panico che si viene a creare quando l'amianto viene nominato è inutile, per non dire sciocco. L'amianto è stato utilizzato per secoli senza conoscerne l'effettivo rischio come centinaia di altri materiali e sostanze. Abbiamo già parlato dell'agente arancio, usato comunemente in agricoltura al tempo in cui era accettato dalla popolazione e non considerato rischioso. Il problema risiede sempre nell'informazione, il livello di conoscenze a riguardo, ovvero la sottile linea tra effettiva conoscenza e superstizione.

 

Non conoscere i rischi derivanti dall'esposizione o dalla lavorazione, non prendere le misure necessarie a riguardo o, semplicemente, ignorare o sottovalutare il problema può essere fatale. Il 5 gennaio 2010 è entrata in vigore la Direttiva 2009/148/CE che tutela i lavoratori esposti al rischio amianto nei vari ambiti, dalla lavorazione allo smaltimento.

Diverse associazioni, come l'Associazione Esposti Amianto di Monfalcone, si occupano di informare correttamente i lavoratori del settore sui rischi per la salute, oltre che proporsi come spazio di confronto sulle tematiche ancora aperte.

 

Amianto e ambiente

L'amianto è presente in natura come minerale costituente numerosi tipi di rocce. Viene estratto tramite frantumazioni successive per isolare le fibre desiderate, che sono poi tessute e plasmate per produrre materiali differenti.

 

Inutile sottolineare l'importanza e l'attenzione da dedicare al suo smaltimento. L'amianto è presente in natura, ma dopo la lavorazione umana può essere un pericolo per l'ambiente se gestito in modo inadeguato. Il trattamento deve seguire particolari procedure per essere reso inoffensivo per l'uomo, gli animali e l'ambiente in generale. Essenzialmente, esistono due procedure:

  • la riduzione del rilascio di fibre, che comprende stoccaggio, incapsulamento o parziale modifica della struttura cristallochimica
  • la trasformazione totale delle fibre di amianto, procedimenti che comprendono modificazioni chimiche o meccano-chimiche e altri processi di inertizzazione tra cui citiamo vetrificazione e ceramizzazione

L'amianto è chimicamente inerte, per cui l'inertizzazione va intesa come un processo che comporta una forte riduzione della sua pericolosità a causa della sua struttura chimica intrinseca. Questi processi sono generalmente molto costosi e tecnologicamente avanzati, al contrario della produzione.

 

Le discariche per lo stoccaggio dell'amianto possono essere classificate sia come contenenti rifiuti pericolosi che non, a seconda di che derivati dell'amianto vi sono stoccati. I regolamenti a riguardo sono in ogni caso molto restrittivi: i luoghi di stoccaggio devono essere ad una certa profondità e ricoperti da uno strato di terra sufficente per non comportare rischi di fughe del materiale, che non può essere calpestato dai macchinari per evitare danneggiamenti alle strutture di contenimento.
Restrizioni così severe sono necessarie per questi rifiuti, la cui bassissima biodegradabilità li rendono, a tutti gli effetti, eterni.

 

Scritto da: Enrico

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