Farmer’s market: dal produttore al consumatore

Mercoledì 05 Maggio 2010

filiera produttore consumatoreIl nome è in inglese, ma il fenomeno è globale: il “mercato del contadino” si sta diffondendo sempre di più nel mondo intero, l’allestimento di mercati negli spazi pubblici cittadini in cui i contadini vendono direttamente ai consumatori i prodotti della propria terra. A volte la vendita può avvenire anche all’interno dell’azienda agricola stessa, in un contesto che tende ad accorciare sempre di più la filiera, quell’insieme di attività costituite da una rapporto diretto tra produttore e consumatore: viene ridotto il numero degli intermediari commerciali, con riduzione del prezzo finale del prodotto.

 

Il fenomeno ha radici lontanissime, difficili da localizzare con precisione. Il nuovo impulso a questo fenomeno è nato principalmente negli Stati Uniti ed in Canada, verso la metà degli anni ’90; al momento nella sola città di New York se ne registrano più di un centinaio: ad ispirare la sua diffusione sta il desiderio di preservare determinate produzioni agricole territoriali, rendendo “trasparente” l’azienda, facendo vedere all’acquirente in che condizioni è stato prodotto ciò che si sta vendendo. I vantaggi si ripercuotono anche a livello ambientale: una delle prerogative del farmer’s market è la riduzione dei tempi di trasporto tra luogo di produzione e di smercio, che in alcuni casi, come già detto, arrivano a coincidere.

 

I prezzi sono spesso vicini a quelli di produzione ma non mancano casi in cui, rispetto ai tradizionali negozi, si può registrare un aumento: maggiorazione che viene giustificata in nome di una generale migliore qualità globale rispetto agli esercizi di vendita all’ingrosso, in cui la selezione dei prodotti agricoli viene fatta secondo criteri assai meno restrittivi e rigidi. In casi “estremi” il consumatore viene addirittura coinvolto nella raccolta del prodotto, in un contesto denominato “pick up your own”, una sorta di self service agricolo in cui si raccoglie concretamente ciò che si intende comprare, pagando poi il tutto all’azienda.

 

In un periodo di crisi economica manifestazioni di questo tipo vanno in controtendenza: la percentuale di famiglie che ricorre a questa particolare spesa è in costante aumento, l’esigenza di conoscere la provenienza di un prodotto ha trovato uno sbocco concreto nel principio stesso che anima i produttori agricoli che decidono di aderire a questo tipo di condotta commerciale.

Il farmer’s market ha donato nuovo impulso anche al turismo enogastronomico: cifre ammontanti a svariati miliardi di euro provengono infatti da percorsi ideati dai diversi Comuni italiani di ogni regione, con possibilità di acquisti presso cantine enologiche ed aziende agricole in cui poter assaggiare preventivamente ciò che si intende comprare.

 

Scritto da: Davide

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