Il problema dei RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) è legato alla loro pericolosità intrinseca dovuta agli elementi tossici contenuti al loro interno e alla non biodegradabilità, un rischio per l’ambiente e la salute umana nelle varie fasi di trattamento, riciclaggio e smaltimento.
L'abbandono nelle discariche di questi materiali guasti, obsolescenti, inutilizzati, o il loro incenerimento rende impossibile il recupero differenziato di alcune materie prime (rame, ferro, acciaio, alluminio, vetro, argento, oro, piombo, mercurio, cobalto, palladio, ecc.) che potrebbero essere sfruttate per la fabbricazione di nuovi apparecchi, o addirittura il ricondizionamento e la riconversione ad altro utilizzo. Anche nel nostro Paese, esistono sempre più iniziative, come il BITeB o eco-rete, che operano a questo livello, dimostrando che lo smaltimento sostenibile è in grado di generare anch'esso un indotto e notevoli risparmi.
Ciò che rende ancor più grave una tale situazione è la mancanza di informazioni sui siti di destinazione finale di quest'e-waste. Buona parte di questi rifiuti viene esportata, in palese violazione della convenzione di Basilea, per finire in discariche incontrollate in Africa oppure a riciclatori clandestini in Asia. In questi Paesi le normative a tutela dei lavoratori e dell'ambiente sono inadeguate e permettono che questi rifiuti siano sottoposti a trattamenti rudimentali (spesso si tratta di incenerimento a cielo aperto), con costi di "smaltimento" estremamente inferiori.
Greenpeace, in un'ottica di sostenibilità che prenda in considerazione i molteplici aspetti connessi al problema dell'inquinamento hi-tech, stila trimestralmente un'Eco-guida ai prodotti elettronici, giunta alla XIV edizione; i grandi produttori internazionali sono posti in differenti posizioni a seconda delle loro politiche di sostituzione delle sostanze pericolose e ritiro/riciclaggio dei beni a fine vita.
Questa classifica rientra in un progetto più ampio a cui fa capo il portale Elettronica Verde. L'intento finale è quello di far adottare il principio di responsabilità ai produttori, in modo che il consumatore non si trovi a dover scegliere tra un prodotto efficiente ed uno facilmente riciclabile.
Per approfondimenti: rapporto UNEP (United Nations Environment Programme) "Recycling - From E-Waste To Resources" (in inglese)
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La rapidità con cui il mercato propone apparecchi elettrici ed elettronici sempre più sofisticati, prestazionali ed economici porta ad ignorarne una conseguenza dagli impatti spesso molto negativi. L'e-waste (o electronic waste, spazzatura elettronica), e con esso le discariche di materiali elettronici, aumenta nei Paesi tecnologicamente avanzati e in via di sviluppo con ritmi impressionanti: le stime dell’ONU sono di 20-50 milioni di tonnellate di rifiuti tecnologici prodotti ogni anno, che comprendono più del 5% di tutti i rifiuti solidi urbani generati nel mondo.
