RAEE, per l'“uno contro uno” interviene l'Europa

Lunedì 28 Marzo 2011

Poco prima di natale Greenpeace ha condotto una video-inchiesta per valutare la situazione in merito all'adozione del decreto “uno contro uno”. Il decreto, lo ricordiamo, prevede che a fronte dell'acquisto di un nuovo elettrodomestico, il commerciante provveda gratuitamente al ritiro ed allo smaltimento del vecchio.

 

Da quell'inchiesta venne alla luce che quasi la metà dei negozi non rispettasse le direttive comunitarie, mentre nel 63% dei casi addirittura non venivano fornite informazioni adeguate sul ritiro gratis dell'usato.

 

Preoccupata dall'esito dell'indagine di Greenpeace l'eurodeputata Sonia Alfano ha presentato un'interrogazione alla Commissione europea in cui informava dei risultati dell'indagine e poneva il dubbio sull'effettivo recepimento delle normative comunitarie relative allo smaltimento dei RAEE (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche).

Poco più di un mese dopo il commissario per l'Ambiente Janez Potočnik, ha risposto che “la Commissione chiederà alle autorità competenti di fornire maggiori informazioni in merito.”

 

L'inchiesta ambientalista oltre che presentare i fatti aveva provveduto anche a stilare una classifica. Il gruppo Unieuro, evidentemente preoccupato dal pessimo ritorno d'immagine, predispose immediatamente una serie di indagine interne, attuando poi misure che lo portano oggi al secondo posto della classifica, mentre, lo ricordiamo, lo scorso dicembre si posizionò penultimo. Nel sito di Greenpeace è possibile seguire la classifica aggiornata.

 

Duro il giudizio di Vittoria Polidori, responsabile della campagna di Greenpace Italia: “Ancora una volta su una materia scottante come la gestione dei rifiuti dobbiamo arrivare all'Unione europea per ottenere risposte. È sconcertante il silenzio tombale del ministero dell'Ambiente italiano che non si espone, nonostante venga sistematicamente messo a conoscenza dei risultati delle nostre indagini. Ci chiediamo cosa stia aspettando il ministero dell'Ambiente a mettere l'Italia al passo con la direttiva sui rifiuti elettronici del 2002. La fase di raccolta di questi pericolosi scarti è determinante non solo per tutelare ambiente e salute ma anche per ottimizzare il sistema, incrementare l'occupazione e garantire il recupero, o il corretto smaltimento, di tutti i rifiuti hi-tech.”

 

Altrettanto duro il commento dell'eurodeputato: “Il fatto che la Commissione abbia risposto sollevando dubbi e abbia chiesto chiarimenti al governo italiano è un risultato importante e mi auguro che questo possa portare l'Italia ad attuare nel più breve tempo possibile la direttiva europea.” L'eurodeputato si è inoltre rivolta al ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, dichiarando che “dovrebbe ascoltare Greenpeace che fa un ottimo lavoro, e non mantenere questo silenzio assordante che suona come un ammissione di colpe e responsabilità.”

 

Speriamo che l'ennesima minaccia di procedura d'infrazione possa muovere le cose, a vantaggio dei consumatori ma anche e soprattutto dell'ambiente.

 

Scritto da: Admin

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