Guardando al resto del mondo appare chiaro come l’ICT (Information and Communication Technology) sia da tutti ritenuto non più solo un valore aggiunto, ma una vera possibilità di ripresa economica, forse l’unica in grado di traghettare fuori dalla crisi le nostre economie. Basti pensare alle recenti dichiarazioni del Presidente statunitense Obama che ha accomunato a personaggi come Edison e i fratelli Wright realtà come quella di Google o di Facebook. Nel Regno Unito la situazione non è molto diversa, lì il digitale vale già il 7,2% del PIL, più del settore sanitario, e ovviamente i progetti di investimento per lo sviluppo di questo settore sono ingenti.
10mila miliardi di dollari di fatturato globale annuo non possono più essere trascurati, e allo stesso modo Internet non può più essere considerato solo un passatempo. Per questo motivo in Italia è nata Agenda Digitale, per raccogliere firme e spingere il nostro parlamento a redigere un piano di sviluppo digitale serio, ormai inderogabile.
Purtroppo nell’ultimo anno le uniche iniziative in questo senso sono state la PEC e lo stanziamento di 800 milioni di euro per combattere il digital divided.
La prima avrebbe dovuto essere, a detta del ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione, “la più grande riforma dal dopo guerra ad oggi”, mentre in realtà è stata un autentico fallimento, disastroso al punto da costringere a oscurare un imbarazzante contatore delle utenze attive fermo a cifre ben lontane dalle previsioni milionarie del ministro. La seconda invece è stata una corsa al ribasso, degli 800 milioni previsti si è già scesi a 400 che resteranno comunque bloccati finchè il paese “non uscirà dalla crisi”.
In Francia, il presidente Nicolas Sarkozy ha assegnato allo sviluppo delle infrastrutture ICT 4,5 miliardi di euro, 500 milioni in più di quanto raccomandato dal rapporto strategico “Investir pour l’avenir”.
La situazione in cui ci troviamo è perfettamente riassunta dall’avvertenza che campeggia sul frontespizio della Gazzetta Ufficiale della Repubblica: “AVVISO ALLE AMMINISTRAZIONI - Al fine di ottimizzare la procedura per l'inserimento degli atti nella Gazzetta Ufficiale telematica, le Amministrazioni sono pregate di inviare contestualmente e parallelamente alla trasmissione su carta come da norma, anche copia telematica dei medesimi (in formato word) al seguente indirizzo di posta elettronica:
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, curando che nella nota cartacea di trasmissione siano chiaramente riportati gli estremi dell'invio telematico (mittente, oggetto e data)”.
Ovviamente questa avvertenza è comparsa come prima attuazione del nuovo Codice dell'Amministrazione Digitale (CAD), divenuto esecutivo lo scorso 22 dicembre.
Personalmente ho sottoscritto il progetto di Agenda Digitale, perché sono convinto si tratti di un tema inderogabile. Ciò che mi preoccupa è la risposta che può arrivare da una classe politica che in questi anni ha manifestato solamente palese disinteresse, dimostrandosi al tempo stesso incapace di attuare concretamente i progetti fallimentari e inadeguati che si era prefissa.




