La nostra civiltà possiede sia la conoscenza che i mezzi necessari a concretizzare il sogno globale di un mondo più sicuro, più prospero e più equo per tutti: è questo pensiero che, nel 2000, spinse i capi di Stato e di Governo di tutti i paesi membri dell'ONU a riunirsi a New York nella più grande riunione di leader della storia, il “Vertice del millennio”. In quell'occasione i leader mondiali affermarono la loro responsabilità verso l'intera specie umana, definendo una serie di ambiziosi propositi da conseguire entro il 2015, sottoscritti nella “Dichiarazione del millennio delle Nazioni Unite”:
- eliminazione della povertà estrema, arrivando a dimezzare le persone che soffrono la fame
- fare in modo che tutti i bambini completino il ciclo scolastico dell'istruzione primaria
- parità dei sessi, da raggiungere in tutti gli stati
- riduzione della mortalità infantile dei due terzi rispetto ai livelli del 1990
- migliorare i livelli di salute materna dei tre quarti rispetto al 1990
- lotta alla diffusione di HIV, AIDS e malaria
- garantire la sostenibilità ambientale, per ridurre della metà la percentuale di popolazione senza un accesso sostenibile all'acqua potabile e agli impianti igienici di base
- sviluppare un'alleanza globale per fare in modo che i paesi poveri raggiungano i primi 7 obiettivi
Le analisi e i dati più recenti forniscono una prova chiara di come gli interventi fissati abbiano portato a rapidi progressi in alcune aree, mentre altre più povere sono state dimenticate e non sono dotate dei mezzi per poter migliorare le condizioni di vita. Molte delle risorse e delle attenzioni promesse alla lotta alla povertà e al sottosviluppo, inoltre, sono state deviate sulla lotta al terrorismo in seguito ai fatti dell'11 settembre 2001. Di conseguenza, i progressi verso gli “Obiettivi di sviluppo del millennio” hanno subìto un pesante rallentamento, nutrito anche dalla recente crisi economica mondiale e da discriminazioni ancora affermate fra i popoli, fermo restando che i problemi globali rimangono ben presenti.
Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International e direttore della campagna “NO EXCUSE 2015” fino al 2003, definisce la fiducia ai capi di Stato come una pretesa incredibile, poiché la differenza tra ciò che dovrebbero fare e ciò che in realtà hanno fatto è troppa. Purtroppo la realtà è che senza un'azione decisa, ma soprattutto veloce, molti tra gli obiettivi potrebbero non essere raggiunti in molte regioni.


I 191 stati membri dell'ONU, riunitisi dal 6 all'8 settembre del 2000, hanno concordato 8 obiettivi per migliorare la situazione del pianeta, impegnandosi a portarli a compimento entro l'anno 2015.
