I musei italiani pagano il prezzo dell'arretratezza

Venerdì 24 Settembre 2010

L'Italia è conosciuta come il paese della cultura, in quanto il più ricco di musei e opere d'arte al mondo. Un'indagine internazionale rivela infatti che l'arte è il quarto tema per cui si parla del nostro paese all'estero, dopo il “made in Italy”, la politica e il turismo. Questo può non essere sufficiente: la cultura si basa anche sull'apertura e sulla capacità d'interazione con il pubblico, quindi sull'abilità nel valorizzarla e diffonderla.

Purtroppo questo nostro importante patrimonio troppo spesso non è ritenuto tale, e di conseguenza non viene tutelato a dovere.

 

Secondo un'indagine Istat pubblicata nel 2009 solamente il 29% degli italiani ha visitato nel 2007 un museo o una mostra d'arte, per una spesa destinata ai consumi culturali che colloca il nostro paese al quint'ultimo posto nell'Unione Europea.

Le critiche riguardano soprattutto trascuratezza e incuria, orari di apertura al pubblico, la scarsità di fondi e nuovi tagli alle spese per la cultura. I servizi offerti sono quelli di tipo più tradizionale, come bookshop, visite guidate e prenotazioni telefoniche; la poco diffusa prevendita online dei biglietti si conferma come una delle principali mancanze di adeguamento nel settore, seguita da audio-guide e caffetterie spesso assenti.

Ancora scarsi sono l'attenzione e i servizi dedicati agli utenti più giovani, un target fondamentale proprio perchè potenzialmente più sensibile all'importanza del museo. Quasi del tutto sconosciuti sono i servizi informatici che all'estero riscuotono largo successo: la National Gallery di Londra, ad esempio, offre un'innovativa applicazione per iPhone che permette di accedere a oltre tre ore di video, immagini e contenuti audio.

 

A parziale giustificazione di queste criticità va senz'altro tenuto conto che lo spazio espositivo dei musei italiani si sviluppa su superfici ridotte, spesso all'interno di edifici storici: un fattore importante, che riduce anche la possibilità di organizzare mostre temporanee.

Fortunatamente sono già stati presi alcuni provvedimenti: per oltre la metà verranno migliorati servizi offerti e sedi; va poi considerato positivamente un nuovo trend: negli ultimi due anni quattro musei sono rimasti aperti al pubblico tutti i giorni dell'anno, mentre molti altri non hanno osservato turni di chiusura o hanno effettuato aperture straordinarie.

 

Da quanto detto è facile dedurre come ci si trovi di fronte non tanto una crisi delle strutture, quanto più un calo generale del settore museale; evidentemente questo sopravvive unicamente grazie alla straordinaria importanza delle collezioni esposte, scontando il prezzo della mancanza di quei servizi volti ad accogliere e attirare un pubblico più ampio, ancora molto rari.

 

La conclusione è chiara: il nostro ricchissimo patrimonio museale va rivitalizzato. Oltre alla soluzione delle problematiche che abbiamo affrontato, può essere determinante prendere esempio da quanto accade altrove: promuovendo aperture domenicali gratuite per tutti, come a Madrid e a Monaco di Baviera, distribuendo card promozionali per i residenti, come ad Amsterdam, e, cosa più importante,  basando la modernizzazione sulle nuove tecnologie, come in Inghilterra e negli Stati Uniti.

Se è vero che l'arte al giorno d'oggi ha perso la popolarità di un tempo, è necessario ricorrere a strumenti attuali che possano valorizzarla al meglio soprattutto agli occhi dei giovani, per ricostituire il culto del museo come fulcro vitale di specifiche città e del paese nella sua interezza, e creando in questo modo nuove occasioni di sviluppo.

 

Scritto da: True

1 Commento

  • Rebecca Lunedì 04 Ottobre 2010

    Rebecca

    e per fortuna che se sei studente universitario (in alcuni musei però SOLO per alcune facoltà) o hai meno di 25 anni ogni tanto ti fanno il biglietto ridotto...


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