Il divario di retribuzione tra donne e uomini è definito come la differenza relativa delle retribuzioni orarie lorde medie per tutti i settori dell’economia. Non va dimenticato che una retribuzione inferiore genera al termine della vita lavorativa l'erogazione di una pensione di minore entità, che può essere causa di un maggiore rischio di povertà.
Come già detto, questo solo parametro è inadatto a inquadrare caratteristiche che siano in grado di spiegare differenze di retribuzione in base al genere. La campagna “Equal pay for work of equal value” (Pari retribuzione per lavoro di pari valore) si pone come obiettivo formare un quadro più completo e coerente della situazione, per realizzare quanto stabilito dall'art.141 del Trattato che istituisce la Comunità Europea.
Le cause più influenti di questa differenza risultano essere:
Discriminazione diretta - A volte le donne percepiscono un salario inferiore rispetto a colleghi uomini che svolgono lo stesso lavoro.
Sottovalutazione del lavoro delle donne - Le donne ricevono frequentemente una retribuzione inferiore a quella percepita da uomini che svolgono un lavoro di pari valore. Una delle cause principali è costituita dal modo in cui vengono valutate le competenze delle donne rispetto a quelle degli uomini, con conseguenze discriminatorie anche sugli avanzamenti di carriera.
Segregazione nel mercato del lavoro - Le donne vengono spesso impiegate in settori in cui il loro lavoro è meno considerato e retribuito rispetto a quelli a predominanza maschile, o in posti di lavoro non qualificati o scarsamente qualificati, venendo così ad essere sottorappresentate nelle posizioni manageriali e direttive.
Tradizioni e stereotipi - Malgrado il 55% degli studenti universitari sia rappresentato da donne, queste costituiscono una minoranza in campi quali la matematica, l'informatica e l'ingegneria. Ne consegue un numero minore di donne impiegate in lavori scientifici e tecnici, un fattore che in molti casi porta le donne a lavorare in settori dell'economia meno considerati e meno retribuiti. A causa di tali tradizioni e stereotipi, ci si aspetta che le donne riducano il proprio orario di lavoro o abbandonino il mercato del lavoro per occuparsi dell’assistenza ai bambini o agli anziani.
Conciliazione tra vita professionale e vita privata - La ripartizione delle responsabilità familiari e assistenziali non avviene ancora equamente: il compito di prendersi cura dei familiari a carico, infatti, viene principalmente assunto dalle donne. Di conseguenza le donne sono soggette a più interruzioni di carriera o hanno un orario di lavoro ridotto rispetto agli uomini.
In conclusione, nella maggior parte dei paesi in cui il tasso di occupazione femminile è basso (ad esempio a Malta, in Italia, in Grecia e in Polonia), il divario di retribuzione è inferiore rispetto alla media, il che può indicare la presenza di una percentuale ridotta di donne scarsamente qualificate o non qualificate all'interno della forza lavoro. Un divario di retribuzione elevato è in generale tipico di un mercato del lavoro altamente segregato (ad esempio a Cipro, in Estonia, in Slovacchia e in Finlandia) o in cui una percentuale elevata di donne lavora a tempo parziale (ad esempio in Germania, nel Regno Unito, nei Paesi Bassi, in Austria e in Svezia). Anche i sistemi e i meccanismi istituzionali in materia di determinazione dei salari possono influire sul divario di retribuzione.
A margine della campagna informativa è stato messo a punto il Calcolatore GPG per calcolare il divario di retribuzione tra donne e uomini nel proprio ambiente di lavoro e all'interno di una stessa organizzazione.
Approfondimenti: Statistical annex of the 2010 annual report on equality between women and men


Nell'Unione Europea le donne guadagnano in media il 17,4% in meno rispetto agli uomini. Come sottolineato nel portale della Commissione europea “il divario di retribuzione non costituisce di per sé un indicatore della parità di trattamento generale tra donne e uomini, poiché interessa solamente i dipendenti salariati. Si tratta pertanto di un dato che deve essere analizzato in concomitanza con altri indicatori correlati al mercato del lavoro, in modo da rispecchiare i diversi modelli lavorativi femminili.”
