Il manifesto dei promotori asserisce che la democrazia nasce fiorente dove c'è comunicazione, partecipazione e libero scambio di idee, abbattendo le barriere militari, religiose e geografiche. In questo clima è possibile combattere meglio l'odio e l'intolleranza.
Inutile dire quante voci si sono sollevate a favore di questa iniziativa. Sicuramente il Web, anche se privo di volontà propria per agire in favore della pace, è sicuramente il più popolare e meglio conosciuto di tutti i possibili candidati. Chi meglio del Web garantisce compagnia, comunicazione, velocità e diffusione della cultura?
Nonostante l'entusiasmo collettivo esistono dei pareri contrari, a mio avviso molto pertinenti, a cui è bene prestare attenzione. Riflettere su questo è principalmente compito della commissione per l'assegnazione del Nobel, ma ritengo che anche a noi, persone comuni, faccia bene accettare i diversi punti di vista e ragionare sopra le obiezioni che ci vengono mosse. Qui elenco solo alcune delle obiezioni che ho raccolto nella mia ricerca:
1. Il premio Nobel viene assegnato ad una persona o gruppo di persone ben identificato. Wired nel suo manifesto recita: "il Nobel per la Pace dovrebbe andare alla Rete. Un Nobel per ciascuno di noi." Questo è il primo punto fondamentale: a chi effettivamente andrebbe assegnato il premio? Agli utenti? Agli inventori?
2. Il secondo punto delicato mi è stato fatto notare da un vecchio amico durante un'animata discussione in merito e consiste nel riconoscimento, oltre al premio, di una somma di denaro. La situazione si commenta da sola. Quanto andrebbe avanti la polemica per decidere a chi assegnare il premio in denaro? Chi dovrebbe beneficiarne?
2 e mezzo. A proposito di denaro, le malelingue più svelte sono pronte a scommettere che Wired abbia lanciato l'iniziativa a scopo pubblicitario, in modo da sfruttare la popolarità della campagna mediatica legandovi indissolubilmente il proprio nome (come in questo articolo, del resto)
3. Il terzo grande interrogativo sta nel fatto che Internet è uno strumento, e in quanto tale può essere usato nel bene e nel male. La sua capacità di far circolare le idee è riconosciuta, almeno quanto è famigerata la sua capacità di collegare e fomentare le più abiette perversioni. Consci che l'offerta nasce anche dalla domanda, viene da chiederci quanto sia "varia" questa umanità che popola la Rete, e se sia effettivamente uno strumento di pace o anche il più grande fomentatore di devianze sociali e sessuali.
4. Internet è terreno florido per i social network, dove milioni di individui passano il tempo a scambiarsi post frivoli ed inutili, senza rendersi effettivamente conto delle potenzialità concrete di questo strumento. Il premio Nobel andrebbe anche a loro oltre che agli effettivi fautori di pace?
Vorrei riprendere quest'ultimo punto per una riflessione personale. Effettivamente molti individui pensano di costruirsi un'identità digitale scrivendo post, taggando le foto degli amici, ecc... un termine poco elegante che ricorre spesso tra i più ciritci per indicare questo è "un mucchio di stronzate". E qui, mio malgrado, mi trovo perfettamente d'accordo. Anche Voci fuori dal coro usa facebook, twitter, friendfeed e altri servizi internet simili per promuoversi; io stesso posto contenuti diversi, dai video musicali che mi piacciono a notizie varie che ritengo interessanti. Risultato? Il sopra citato "mucchio di ..." risulta molto più popolare delle notizie reali. Pensare, riflettere ed informarsi è molto difficile e costa molta fatica; molta gente non lo fa, i fatti sono questi e sono importanti.
Ecco perchè, personalmente, non mi trovo a favore della candidatura di Internet: semplicemente, come "gruppo di persone", gli utilizzatori della Rete non sono pronti a ricevere un elogio del genere. Guardiamo in faccia alla realtà, non siamo abbastanza maturi, preparati; se il premio andasse "a tutti noi", come recita il manifesto, io mi sentirei in dovere di declinare, in quanto non ritengo che siano stati compiuti degli effettivi sforzi per la pace da parte nostra.
Non escludo (e me lo auguro sinceramente) che in futuro, tra qualche anno, matureremo come utilizzatori, saremo in grado di riconoscere le ingiustizie, sollevare domande, combattere i fenomeni deplorevoli. Solo allora potremmo accettare il premio come veri fautori di pace.



