Transparency International punta un indice contro la corruzione

Giovedì 04 Marzo 2010

"La corruzione non è un destino ineluttabile, ma un sistema culturale". In queste parole di Maria Teresa Brassiolo, presidente di Transparency International Italia (TI-It), si concentrano il significato e le prospettive di questa associazione, non governativa e no profit, contro la corruzione.

 

 

Condividendo l'obiettivo di Transparency International e delle sue 90 sezioni nazionali, TI-It rifiuta l'adozione di doppi standard etici - uno per le relazioni interne e un altro per le relazioni internazionali - propone l'adozione di regole chiare e trasparenti per tutti i rapporti economici e commerciali, promuovendo la criminalizzazione degli atti di corruzione.
L'attività di TI-It è rivolta a singoli individui, enti, istituzioni, associazioni pubbliche e private; questo lavoro interessa trasversalmente numerosi ambiti della vita sociale mediante la promozione di progetti di educazione etica e seminari, ma soprattutto analisi e studi dei fenomeni di corruzione, delle loro cause e dei loro effetti, per elaborare risoluzioni e strumenti che ne possano eliminare l'incidenza.

 

Sintesi di tutta l'opera a livello internazionale di Transparency International è la pubblicazione periodica del Corruption Perception Index (CPI, Indice di Percezione della Corruzione). Il CPI è un indice che determina la percezione della corruzione nel settore pubblico e nella politica in numerosi Paesi nel mondo, attribuendo a ciascuna Nazione un voto che varia da 0 (massima corruzione) a 10 (assenza di corruzione). Si tratta di un indice composito, ottenuto sulla base di varie interviste/ricerche somministrate ad esperti del mondo degli affari e a prestigiose istituzioni. La metodologia viene modificata ogni anno al fine di riuscire a dare uno spaccato sempre più attendibile delle realtà locali. Le ricerche vengono svolte da Università o Centri di Studio, su incarico di Transparency International.

 

 

Il CPI 2009 ha messo nuovamente in luce la pessima situazione dell'Italia: il nostro Paese si è attestato al 63° posto su 180 nazioni indicizzate con un voto di 4,3 su 10 (-0,5 rispetto al 2008, anno in cui eravamo attestati al 55° posto, ndr). La relazione mette in evidenza anche il pesante squilibrio nella lotta alla corruzione nelle diverse Regioni, la preoccupante fragilità del sistema sanitario in materia, oltre alla necessità di nominare un nuovo Sottosegretario alla funzione di Alto commissario per la lotta alla corruzione (carica eliminata dall'art.68 comma 6 del  D.Lgs.112/2008, ndr).

 

Organizzazioni vigili come Transparency International risultano quindi di fondamentale importanza per dare informazioni chiare su un Paese che purtroppo si dimostra ambiguo dal punto di vista della lotta alla corruzione: la legislazione in materia esiste ed è, come in questi giorni apprendiamo dai giornali, in continuo incremento, ma non viene applicata. Un caso emblematico è la United Nations Convention Against Corruption (UNCAC, Convenzione delle Nazioni Unite Contro la Corruzione e il clientelismo), sottoscritta nel dicembre del 2003 da TI-It come organizzazione e dallo stato italiano, ma ancora non ratificata da quest'ultimo nella legislazione nazionale.

 

Scritto da: Andrea

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