Ma ora ritorniamo al tema principale. La campagna per la moratoria universale della pena di morte è iniziata in Italia tramite l'associazione nessuno tocchi Caino. La prima risoluzione, italiana, presentata all'Assemblea Generale dell'ONU si ebbe nel 1994, ma fu bocciata per 8 voti. La Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani, a partire dal 1999 su iniziativa europea, ha presentato ogni anno una risoluzione che chiede la sospensione delle esecuzioni. Nel 2006 l'Italia ha proposto una nuova mozione, questa volta accettata. Il 15 novembre 2007 la Terza commissione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la moratoria con 99 voti a favore, 52 contrari e 33 astenuti. Durante queste elezioni il fronte dei no era compatto; esso comprendeva dalla stessa parte democrazie liberali come gli Stati Uniti (paladini della democrazia nel mondo) e alcuni “stati canaglia” del passato e del presente come Iran, Iraq, Cina, Pakistan (per citarne alcuni). Però si sa, l’unione fa la forza e non importa chi è con te o contro di te, nemici o amici che siano. La decisione del 15 novembre è stata poi ratificata il 18 dicembre 2007 con 104 voti favorevoli, 54 contrari e 29 astensioni. Le Nazioni Unite non possono imporre nulla con la forza, però possono esortare gli stati a seguire una condotta “più civile”. Nel testo della risoluzione della moratoria sulla pena di morte, approvato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, si esortano gli stati che ancora mantengono la pena capitale: a rispettare gli standard internazionali di salvaguardia dei diritti di coloro che sono in attesa di essere giustiziati, di ridurre il numero di reati per cui è prevista la pena di morte, di fornire al Segretariato generale informazioni sulla messa in atto della pena, ecc. Certo la pena di morte è stata sempre presente nella storia delle varie civiltà, e una pratica così radicata è difficile da eliminare. Inoltre c’è chi è convinto dell’efficacia e della giustizia di questo metodo, e io non sono certo qui per dire che ciò è sbagliato e imporre la mia idea. Però vorrei concludere con una frase detta circa due secoli e mezzo fa: "non è il terribile ma passeggero spettacolo della morte di uno scellerato, ma il lungo e stentato esempio di un uomo privo di libertà, che, divenuto bestia di servigio, ricompensa colle sue fatiche quella società che ha offesa, che è il freno più forte contro i delitti" (Beccaria, Cesare “della pena di morte” in Dei delitti e delle pene, 1764). Comunque sia, ognuno è libero di pensare ciò che crede e ciò che è meglio per sé, d’altronde, non c’è libertà di pensiero e parola?



