Secondo il Protocollo di Kyoto, ogni stato può emettere una quantità fissa di anidride carbonica, che varia da Paese a Paese. Queste quote prendono il nome di carbon credit. Gli stati che hanno raggiunto un’efficienza tecnologica ed energetica maggiore, e che emettono meno CO2 di quella che è consentita loro, possono vendere le proprie quote non utilizzate agli stati meno efficienti, attraverso lo strumento di mercato detto appunto Carbon Trading.
La Direttiva Europea 2003/87/CE istituisce un sistema per lo scambio di quote, per adempiere in modo più efficace agli impegni del Protocollo di Kyoto attraverso uno strumento economicamente efficiente (EU Emission Trading Scheme).
La vendita di carbon credit avviene solo tra stati firmatari. Quelli che hanno ridotto le emissioni vendono le proprie quote eccedenti a quelli che hanno attuato una politica energetica meno efficiente, consentendo loro di rimanere in linea con le richieste del Protocollo.
Dal 1° gennaio 2005 il mercato delle emissioni di anidride carbonica è entrato formalmente in vigore coinvolgendo i settori produttivi ad alto tenore di emissioni di CO2.
Dal 1990 ad oggi le cose non sono però andate migliorando. Anche se da un lato i Paesi membri dell'Unione Europea hanno complessivamente ridotto le loro emissioni dal 62% al 47% del totale globale, Paesi ad elevata crescita industriale (es: Cina, India, ecc.) ed altri non firmatari (es: Stati Uniti) hanno fatto registrare un aumento di emissioni preoccupante: si è passati dai 20,95 miliardi di tonnellate annue ai 27,89 miliardi in 16 anni.
La preoccupazione è che in occasione del prossimo appuntamento di Copenhagen si possa estendere il mercato del Carbon Trading anche ai nuovi firmatari, trovando loro una soluzione politica di facciata che poco avrebbe a che fare con il perseguimento dei veri obiettivi che tutti i Paesi dovrebbero considerare primari sui singoli interessi, quindi permettendo a chi può pagare di acquisire il diritto di pesare sul clima più di quanto dovrebbe.
"E' difficile e doloroso decidere se sia il caso di abbandonare alcuni dei nostri valori fondamentali quando ci pare che stiano diventando incompatibili con la nostra sopravvivenza. A che punto un individuo preferisce morire, piuttosto che vivere accettando dei compromessi?"
Jared Diamond (Collasso, p. 441, Einaudi)
Vi segnalo infine un sito dove potrete farvi un'idea più chiara delle implicazioni che il Carbon Trade ha a livello globale: http://www.carbontradewatch.org.



