Tassa sul CO2

Mercoledì 14 Ottobre 2009

"Una tassa sul carbonio incide sulle emissioni molto più del sistema degli scambi delle quote d'emissione di carbonio." (Andreas Calgaren, ministro svedese dell'ambiente) E' questa la provocazione che la Svezia, presidente di turno dell'Unione europea, ha lanciato agli altri stati membri nell'ottica globale di riduzione delle emissioni di gas serra: introdurre una tassa sul carbonio.

 

Già dal 1991 lo stato svedese ha imposto ai suoi cittadini una tassa sul carbonio basata sul consumo di energia, la cui efficacia ha messo a tacere tutte le voci contrarie. Dal 1991 al 2005 è stato registrato un calo di emissioni che annualmente varia tra gli 1,5 e i 3,2 milioni di tonnellate, a fronte di un introito per le casse statali di circa 1,4 miliardi di euro ogni anno (all'entrata in vigore questa imposta ammontava a 27 euro, ma ha raggiunto oggi i 108 euro per tonnellata di CO2).

 

Per smuovere anche i più scettici, giungono i dati di bilancio dello stato svedese: dall'entrata in vigore di questa misura fiscale le emissioni di gas serra si sono ridotte del 9%, mentre nello stesso periodo la crescita economica è stata del 48%; letto tra le righe, questa imposta non uccide affatto la crescita. Per di più, precisa il portavoce del ministro Mattias Johansson, "non si tratta di una tassa europea. Ogni paese ne sarebbe il padrone. Ci sarebbe un livello minimo e la tassa sarebbe riscossa dagli stati, secondo il principio dell'imposta sul valore aggiunto".

 

Va sottolineato che nel modello svedese i combustibili ricavati da fonti rinnovabili sono esentati da questa imposta (etanolo, metano, ecocarburanti, torba, scarti), fattore che ha favorito il ricorso alla biomassa per il riscaldamento e l'industria.

 

Scritto da: Andrea

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