"Se tra cent’anni arrivassero gli extraterrestri e ci trovassero estinti come i dinosauri, quale messaggio potremmo lasciargli su una parete del Grand Canyon? 'Avremmo potuto salvarci, ma eravamo troppo pigri... e maledettamente spilorci'." (Kurt Vonnegut)
'Hopenagen', così come era stata ribattezzata nelle intenzioni dal primo ministro danese Rasmussen, si è gardualmente trasformata in 'Flopenagen'; non ha saputo essere all'altezza delle aspettative ed ha saputo regalarci solo l'ennesimo teatrino della politica internazionale frutto di divisioni, posizioni pregiudiziali e interessi economici, di cui i punti dell'accordo sono esempio lampante. Veniamo al dunque. Il risultato sostanziale sembra essere solo una proroga dei termini del Protocollo di Kyoto per i Paesi che lo firmarono e un'adesione formale per gli altri (USA, Cina, India e Brasile in testa).
L'obiettivo rimane mantenere entro 2 gradi l'aumento della temperatura globale nei prossimi decenni, da rivedere (al ribasso, ndr) nel 2016. Perchè ciò sia possibile, secondo le stime degli scienziati incaricati dell'ONU, è necessario un taglio delle emissioni mondiali di CO2 del 50% entro il 2050, con un peso relativo dell'80% sui Paesi industrializzati che dovrebbero impegnarsi ad una riduzione del 25-40% già entro il 2020. Belle parole (scusate la franchezza), perchè nell'accordo manca un vincolo alle emissioni di CO2 che produrrebbero questo risultato; ci si è limitati a sottoscrivere gli impegni presi precedentemente: una riduzione del 20% da parte dell'UE rispetto al 1990, rispettivamente del 17% e 25% per Stati Uniti e Giappone rispetto al 2005 e così via.
Molta confusione, pochi risultati concreti. Da un lato India, Cina, Stati Uniti, Sudafrica e Brasile a dibattere sulle conseguenze che accordi troppo restrittivi a lungo termine potrebbero causare alle rispettive crescite economiche, dall'altro i rappresentanti di circa 130 piccoli Paesi ed economie che in maniera quasi commovente hanno minacciato di abbandonare la Conferenza per far sentire la loro voce, per far capire che loro più di tutti non possono aspettare i tempi e i compromessi del primo mondo, perchè loro più di tutti rischiano un'estinzione fisica dovuta a siccità e inondazioni.
Solo un punto chiaro in questo accordo: i finanziamenti. 30 miliardi di dollari nel trienno 2010-2012, più altri 70 entro il 2020 ai Paesi più deboli che già devono cominciare a combattere (non prevenire, ndr) le conseguenze climatiche dell'effetto serra.
Nulla di fatto, nulla di concreto. Ci sarà (forse) un'altra opportunità di sottoscrivere un protocollo vero e proprio: l'appuntamento è per il Meeting of the UNFCCC Subsidiary Bodies, che si terrà a Bonn dal 31 maggio all'11 giugno prossimi. Aspettiamo, ancora.



