Registro pubblico delle opposizioni: promosso dalla UE ma bocciato dai consumatori

Giovedì 14 Aprile 2011

Nel 2010 l' Unione Europea aveva aperto nei confronti del nostro paese una procedura di infrazione in merito alla mancanza di regolamentazione del telemarketing; per uscire da questa procedura il 1 febbraio scorso è entrato in funzione il registro pubblico delle opposizioni.

Passati ormai più di due mesi dall'avvio del servizio è già possibile effettuare un primo bilancio: l'Unione Europea è soddisfatta e ha quindi chiuso la procedura di infrazione, mentre le associazioni dei consumatori sono convinte che il sistema introdotto sia inadeguato.



Il registro pubblico delle opposizioni prevede che gli abbonati ai servizi telefonici possano iscrivesi impedendo cosi di essere contattati per fini di telermaketing. La posizione europea è favorevole al sistema, infatti si ritiene che: "l'Italia si sia allineata alle disposizioni della direttiva UE sulla privacy e sulle comunicazioni elettroniche", garantendo una maggiore tutela ai consumatori rispetto alle telefonate a fini di telemarketing.

L'associazione che riunisce gli operatori di telemarketing ha accolto con soddisfazione il giudizio europeo, infatti secondo Stefano Parisi, presidente di Asstel, "si tratta di una formula molto più chiara ed efficace che rende l'utente più consapevole, mentre scongiura la possibilità che si venga inseriti a propria insaputa in banche dati a cui accedono le società di telemarketing, così come avveniva prima con il sistema dell'esplicito consenso. Ora ci auguriamo che anche coloro che hanno contestato il nuovo regime prendano atto della decisione della Commissione, mettendo fine a polemiche non costruttive".
Incassato il successo europeo, gli operatori comunque hanno deciso di dotarsi di un codice di autoregolamentazione che va oltre quanto imposto dalla legge.

Federconsumatori e Adusbef affermano invece che "la Commissione Europea ha preso un abbaglio grande quanto una casa". La critica più pesante è contro il passaggio da un sistema opt-in, basato cioè sul consenso ad essere contattato (in verità spesso estorto con clausole o depliant vari), ad un sistema di tipo opt-out, in cui cioè possono essere contattati tutti quelli che non si sono iscritti al registro.

Il grave problema evidenziato dipende dal fatto che quanti già in passato avrvano concesso il consenso, ora anche se iscritti al registro pubblico delle opposizioni potranno essere ancora contattati, inoltre i numeri non presenti negli elenchi telefonici o alcuni di quelli riferiti ad esercizi commerciali non possono essere inseriti nell'elenco gestito dalla Fondazione Ugo Bordoni.

A scatenare le reazioni più aspre è stato però lo spot preparato dal Ministero dello Sviluppo Economico che ha suscitato la reazione delle associazioni dei consumatori: "uno spot vergognoso, tutto a favore delle molestie del telemarketing: in esso non si viene informati su come iscriversi, ma con lo slogan "Uomo registrato un po' meno informato" si tenta quasi di convincerli che, in fondo, il telemarketing non è poi così male e potrebbe anche essere utilissimo".

 

 

Oltre a quanto evidenziato dalle associazioni restano ancora anche le difficoltà legate all'utilizzo del portale che in questo mesi ha avuto anche dei problemi tecnici del tutto simili a quanto si era visto per la posta elettronica certificata.

Purtroppo le disposizioni europee in merito sono abbastanza rigide, la cosiddetta Robinson List prevede infatti che venga applicato un sistema di tipo opt-out. Resta comunque il fatto che forse si poteva fare qualcosa di più, magari coinvolgendo le associazioni dei consumatori e gli operatori del settore, purtroppo però nel nostro paese le cose si muovono solo sotto la minaccia di una procedura di infrazione e quindi diventa impossibile affrontare i problemi con la dovuta calma, ma si deve sempre correre a chiudere l'emergenza.

 

Scritto da: Admin

Aggiungi commento