Grazie a quest'ottica di continuo progresso e rinnovamento il settore agricolo si configura naturalmente come uno dei più sensibili alle tematiche di tutela dell'ambiente: questo, oltre a rappresentarne la “materia prima”, si è rivelato capace di portare notevoli benefici economici. Un esempio rappresentativo sono gli allevamenti di maiali, dai cui liquami è possibile produrre energia.
Veniamo al dunque. Qualche tempo fa aveva suscitato notevole scalpore la notizia che un comune motore diesel, apportando alcune modifiche, potesse essere utilizzato alimentandolo con olio di colza. Le reazioni sono state molteplici: le produzioni di colza hanno subito un sensibile incremento, mentre i produttori di sementi si sono impegnati a crearne nuove varietà, anche sfruttando le moderne tecniche di ingegneria genetica (OGM). Questi sviluppi hanno toccato anche gli interessi di case automobilistiche e compagnie petrolifere che oltre alla colza stanno testando altre possibilità, come il mais o la Jatropha curcas.
In Italia, e in particolare in Veneto, si è da poco conclusa una sperimentazione che ha coinvolto Veneto Agricoltura e la tedesca Fendt nella realizzazione di un ciclo chiuso per la produzione di olio di colza, utilizzabile come biocarburante nei trattori prodotti dall'azienda. Johann Planatscher, direttore generale di Fendt Italia, spiega l'idea alla base del progetto: “Molto tempo fa l'agricoltore coltivava l'avena per i cavalli che tiravano gli attrezzi, oggigiorno l'imprenditore agricolo coltiva la colza per ottenere dell’olio che alimenta il suo trattore. Praticamente ritorniamo alla soluzione più logica.”
Entrando nei dettagli, l'iniziativa si distigue per semplicità ed efficacia. Una parte del terreno viene destinato alla coltivazione della colza; dopo la raccolta, con una spremitura “a freddo” si ottiene l'olio che sarà stoccato per un successivo utilizzo mentre gli scarti di lavorazione si sfruttano come fertilizzante. Lo scopo implicito non riguarda una produzione finalizzata alla vendita, ma all'autosufficienza nell'approvvigionamento di carburante.
A questo punto è bene precisare alcuni aspetti importanti. L'uso di combustibili biologici viene considerato ad emissioni zero perchè il carbonio immesso in atmosfera dalla combustione è lo stesso che la pianta ha fissato durante la vita; da questo punto di vista l'impatto ambientale è decisamente basso, ma per affrontare seriamente il problema bisogna prendere in considerazione anche le eventuali emissioni dovute alla coltivazione e, soprattutto, alla raffinazione dell'olio.
Ad oggi nel nostro paese non esiste alcuna legge che regolamenti la tassazione sui combustibili biologici, ciò significa che lo Stato italiano non percepisce un'entrata dal loro utilizzo come accade per i combustibili fossili. La speranza è che la situazione venga affrontata al più presto per garantire trasparenza e visibilità a una nuova possibilità di sviluppo del settore agricolo. In molti altri paesi europei questo traguardo è già stato raggiunto; è auspicabile che non si debbano attendere delle sanzioni prima di vedere qualcosa muoversi.


Chi pensa che il mondo dell'agricoltura sia ancora lo stesso di un tempo, fatto di campi, bestiame e persone che coltivano la terra con semplicità, si sbaglia di grosso. In questi anni abbiamo assistito, magari senza farci troppo caso, a una e vera propria rivoluzione nell'ambito del settore primario. Da un lato il fiorire di disciplinari per conservare i prodotti tradizionali ha portato alla nascita di numerose aziende specializzate, in grado di competere a livello globale sfruttando i media per attirare nuovi clienti; dall'altro i progressi nell'agricoltura intensiva sono stati capaci di incrementare notevolmente le produzioni sfruttando le nuove tecnologie.

