La tecnologia EPR è stata sviluppata a partire da una nuova visione di progetto, grazie alle esperienze accumulate in decenni di applicazione della tecnologia nucleare. Essa prevede una protezione tale da poter resistere all'impatto di un aereo contro il reattore, quattro sistemi di raffreddamento indipendenti ad acqua pressurizzata (da cui il nome), speciali barriere di contenimento delle radiazioni in caso di eventi avversi e non prevedibili, sistemi automatici a retroazione in grado di garantirne o arrestarne il funzionamento indipendentemente dal controllo umano.
La maggioranza di questi sistemi di sicurezza sono stati progettati in base alle esperienze di realizzazione ed utilizzo delle centrali di seconda generazione, facendo tesoro delle conseguenze degli errori del passato per migliorare i sistemi automatici di sicurezza: l'incidente di Chernobyl, le cui conseguenze perdurano a decenni dal disastro, o quello di Three Mile Island del 1979, il cui progetto prevedeva una terza barriera di contenimento in cemento che consentì di "limitare" i danni all'area del reattore.
Prendere spunto dal passato, dunque, perchè la progettazione non prenda in esame solo il funzionamento, ma anche dei sistemi di sicurezza worst case (caso peggiore) in grado di far fronte a tutte le possibili condizioni che si potrebbero verificare.
Dal 1996, in Giappone, è attivo il primo reattore di terza generazione, di tipo ABWR (Advanced Boiling Water Reactor). Al mondo esistono solo due esemplari di reattori nucleari di tipo EPR, entrambi ancora in costruzione: il primo a Olkiluoto in Finlandia, cominciato nel 2005 doveva essere ultimato nel 2009, e il secondo a Flamanville in Francia, che si prevede sarà ultimato nel 2012.

Problemi e obiezioni non mancano. Si discute molto, infatti, di un possibile aumento della radioattività delle scorie prodotte rispetto a una centrale di seconda generazione; le stime riferirebbero un 15% in più, a fronte di un rendimento maggiore del 30%. I dati disponibili in merito sono spesso confusi e contrastanti: c'è chi parla di una quantità maggiore di combustibile, altri di minori quantità con tempi d'utilizzo prolungati. Ciò consisterebbe nello sfruttare meglio la reazione di fissione per utilizzare meno materiale fissile, a scapito di un bombardamento delle pareti del reattore per più tempo; queste, assorbendo più radiazioni, renderebbero l'intero impianto più difficile da smaltire una volta terminato l'utilizzo.
Il problema non sarebbe poi tanto grave considerando le previsioni che vedono nel 2020 l'anno della comparsa dei primi prototipi di centrali di quarta generazione, che funzionerebbero fino al decadimento quasi completo del materiale fissile, producendo una quantità di scorie esigua, facilmente smaltibili e con una vita radioattiva di qualche decennio. Arriviamo al punto fondamentale della questione: i reattori di terza generazione dovrebbero solamente colmare il vuoto energetico tra la seconda, non ancora obsoleta, e la quarta, definitiva. Le prospettive indicano che la quarta generazione sarà disponibile entro il 2040, ma per le centrali di terza si prevede un tempo di vita di sessant'anni.
Non essendoci alcun reattore con tecnologia EPR funzionante è difficile fare affidamento su queste stime e molti vi guardano con sospetto accusando la ditta costruttrice (AREVA, ndr) di aver fatto dei calcoli troppo ottimistici, sia per quanto riguarda i tempi di costruzione sia sul trattamento delle scorie, particolarmente criticati dalle associazioni ambientaliste.
Purtroppo quando si parla di tecnologie non ancora sviluppate è difficile trovare certezze; questa ne è una prova emblematica, almeno fino a che non sarà ultimato e messo in funzione il primo reattore.
N.B. I dati riportati, essendo supposizioni frutto di calcoli dei quali non è possibile conoscere le variabili decisionali, sono spesso in contrasto tra loro; in questo articolo ho cercato di riportare quelli che si presentavano con maggiore coerenza tra le diverse fonti da cui ho attinto.


Le centrali nucleari di terza generazione o EPR (European Pressurized water Reactor, Reattore Europeo ad acqua Pressurizzata) sono a più alta produzione di energia delle loro colleghe di seconda generazione, ovvero la maggioranza di quelle funzionanti nel mondo al giorno d'oggi, oltre a garantire margini di sicurezza molto maggiori, tanto che il governo italiano guarda alla loro realizzazione con interesse nonostante la diffusa diffidenza verso il nucleare nel nostro Paese.

