E' bene sottolineare, inoltre, che processi ad emissioni zero non sono possibili da ottenere, in quanto saranno sempre rilevabili tracce di CO e anidride carbonica. La corsa tecnologica mira ad attenuare gli effetti dell'attività umana sull'ambiente, eliminarli non risulta possibile. Qualsiasi reazione di ossidazione, sia combustione o decomposizione, produce metano ed anidride carbonica, la pirogassificazione mira a controllare la degradazione molecolare per ottenere il massimo rendimento energetico e un controllo più facile ed efficente delle emissioni.
Ora andiamo a vedere come avviene il processo e quali sono le condizioni a cui deve essere sottoposto il materiale organico, che può essere composto da residui di produzione agricola, biomasse forestali e scarti dell'industria alimentare, per poter essere sfruttato in questo processo. La biomassa di ingresso viene ridotta a dimensioni di mezzo centimentro e con un tasso di umidità del 20% al massimo; deve essere poi sottoposta al trattamento con un basso quantitativo di ossigeno, favorendo la formazione di specie chimiche tipiche sia del fenomeno della pirolisi, sia della gassificazione. I prodotti di scarto sono costituiti da carbone dolce e cenere come parte solida, mentre la parte gassosa è composta da monossido di carbonio, idrocarburi leggeri, anidride carbonica, vapore acqueo, idrogeno e azoto molecolare, una miscela chiamata syngas, ovvero gas di sintesi.
La miscela di gas in uscita ha tamperatura elevata, che può essere usata per essicare la biomassa stoccata nell'apposito deposito in ingresso, e viene raffreddata fino a meno di 80 gradi centigradi: un'esempio di sfruttamento di cogenerazione.
La pirogassificazione offre numerosi vantaggi: ad esempio la materia prima è omogenea; questo permette di calibrare efficacemente i sistemi di controllo di ossigeno in ingresso per ottenere il massimo rendimento energetico, con una concentrazione di inquinanti all'uscita molto minore dei processi di termovalorizzazione. Per il rendimento si parla di 1KW per un quantitativo di biomassa di 1,1 - 1,7 Kg, a seconda del materiale all'ingresso. La fase di avvio può essere costituita da una fiamma pilota che fa bruciare i gas in uscita una volta depurati.
Per lo smaltimento degli inquinanti si ripuliscono i fumi con acqua basica con valori di pH tra 8 e 10. In questo modo i gas risultano il meno possibile dannosi per l'ambiente, mentre le particelle dei fumi inquinanti rimangono in forma liquida o solida e sono più facili da trattare, stoccare o smaltire della loro equivalente gassosa.
Un nuovo modo di vedere l'energia della biomassa, dunque, sicuramente non definitivo. Le ricerche e gli esperimenti sono in continuo svolgimento e la ricerca dal punto di vista energetico non si ferma mai. Un passo avanti nello sfruttamento del materiale organico è sicuramente stato fatto, specialmente considerando una maggior accuratezza nel trattamento dei prodotti di scarto.



