Il progetto prende spunto dalla celebre battaglia di Siracusa in cui Archimede, usando gli specchi ustori, bruciò le vele della flotta nemica sfruttando il calore del sole. Il progetto di Rubbia sfrutta questa idea per indirizzare i raggi solari, attraverso l'uso di specchi, verso una "torre" che contiene un miscela di sali , perfettamente biodegradabili, in grado di mantenere a lungo il calore accumulato. Il calore prodotto in questo modo viene poi utilizzato per riscaldare dell'acqua e da questo punto in poi la centrale funziona esattamente come le centrali tradizionali. La caratteristica che principalmente distingue questo tipo di impianti, detti di tipo "solare termodinamico", dai tradizionali "solari fotovoltaico", è la capacità di produrre energia anche durante la notte, o comunque in assenza di sole. Il progetto che doveva essere realizzato in Italia era quasi esclusivamente finanziato da privati e sarebbe stato un fiore all'occhiello per la ricerca Italiana, in quanto primo impianto di questo genere al mondo. Oltre a questo avrebbe ovviamente creato nuovi posti di lavoro, e contribuito a ridurre il consumo di combustibili fossili, seppur di poco.
Il problema è che produrre energia elettrica in questo modo è più costoso rispetto all'uso di petrolio. Il fatto è che l'utilizzo di fonti rinnovabili è sempre più costoso rispetto ai combusitibili fossili. Le fonti rinnovabili sono utilizzabili perchè godono di particolari agevolazioni fiscali. Il problema in Italia è stato questo, per un'anno e mezzo nessuno ha accettato di dichiarare l'energia prodotta da questo tipo di centrale "energia pulita" e quindi la messa in opera dell'impianto non è stata attuabile. Nel frattempo in Spagna questo problema è stato risolto e nel giro di 2 anni sono sorte 20 centrali di questo tipo, mentre noi stiamo tornando a pensare al nucleare.
Parlando di Rubbia, e del recente interesse dimostrato dal paese verso il nucleare, mi sembra giusto trattare anche un altro argomento.
Le centrali nucleari tradizionali continuano ad avere il problema dello smaltimento delle scorie... In questa direzione l'alternativa c'è, un'alternativa in grado di eliminare il problema delle scorie, di aumentare la sicurezza, e soprattutto un'alternativa che non dipende dall'uranio. L'uranio infatti è pur sempre un combustibile fossile nel senso che, esattamente come il petrolio, è destinato ad esaurirsi. L'alternativa di cui parlo è basata sul Torio, un elemento largamente diffuso in natura, da cui tra l'altro non si possono costruire bombe...
(penso a quanto sta succedendo in Iran o in Corea del Nord, e all'incertezza riguardo al reale uso del materiale nucleare ). Questo genere di reattori, che produce reazioni non a catena e quindi di per sè sicuro, potrebbe inoltre essere utilizzato anche per "bruciare" le scorie prodotte dai reattori tradizionali.
A questo punto si tratta di vedere cosa succederà, se ancora un volta mentre gli altri stati guardano avanti noi ci limiteremo a raccogliere tecnologie in via di abbandono, o se per una volta avremo il coraggio di essere i primi. A questo proposito io penso che finchè i nostri premi nobel dovranno andare all'estero per poter lavorare non ci saranno grandi possibilità. Al tempo stesso non posso fare a meno di chiedermi se chi ci governa queste cose le conosce, o se appunto dal momento che non "fanno audience" non se ne interessa.
Vi lascio il link ad una intervista di Repubblica a Rubbia:Nè petrolio nè carbone soltanto il sole può darci energia.
Energia pulita... o no?
Giovedì 12 Giugno 2008
In un precedente articolo, parlando di ricerca in Italia, ho portato il caso di Carlo Rubbia che è dovuto andare in Spagna per poter realizzare un nuovo tipo di centrale solare. Con questo articolo intendo approfondire un po' il discorso, in particolare il perchè Rubbia abbia dovuto andarsene in Spagna.
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