Tina Merlin seguì le vicende del “grande Vajont” fin dall'inizio; come corrispondente locale de l'Unità denunciò più volte nei suoi articoli ciò che si stava svolgendo nel silenzio delle istituzioni, tanto da essere processata e assolta già nel 1959 per «diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l'ordine pubblico».
Il resto è storia nota ai più. Quel ‘resto’ furono duemila vittime di una strage annunciata e, proprio per questo, evitabile. “L'Italia - scriverà Tina - «ha un grande cuore» [...], che però batte solo per piangere sulle disgrazie, mai per prevenirle.”
Gli ultimi due capitoli, La diaspora e Vent'anni dopo, sono forse quelli che a un lettore nato addirittura dopo la tragedia possono fare ancor più impressione.
Con uno stile crudo, e per questo ancor più efficace, questa “testimonianza di parte” non si limita a raccontare questa vicenda fino al suo culmine - “Un lampo accecante, un pauroso boato. Il Toc frana nel lago sollevando una paurosa ondata d'acqua. Questa si alza terribile centinaia di metri sopra la diga, tracima, piomba di schianto sull'abitato di Longarone, spazzandolo via dalla faccia della terra. A monte della diga un'altra ondata impazzisce violenta da un lato all'altro della valle, risucchiando dentro il lago i villaggi di San Martino e Spesse” - no, questo libro vuole mantenere ostinatamente le luci accese anche nel buio che segue, e talvolta accompagna la pietà.
Ciò che viene dopo, già dal 10 ottobre di quell'anno, è cronica attualità: è un esempio di ciò che ancora oggi, dopo quasi cinquant'anni, viene continuamente promesso e non mantenuto a “tutte le zone italiane soggette a sfascio e a pericolo, dove le montagne franano, i fiumi straripano, le dighe minacciano paesi e comunità”, a partire da quella prima legge del 25 luglio 1952, Provvedimenti in favore dei territori montani sulla quale si basarono molte delle speranze di rinascita per i paesini di Erto e Casso
Come si costruisce una catastrofe
presentazione di Marco Paolini e Giampaolo Pansa
«percorsi della memoria», pp. 196, € 11,50
Tina Merlin (1926-1991) fu corrispondente locale e redattrice del quotidiano l'Unità; accanto all'attività giornalistica fu autrice di numerosi romanzi.


Cosa può insegnarci ancora un libro sulla catastrofe del Vajont? Cosa potremmo venire a sapere in più su quel 9 ottobre 1963 che non sia ancora stato detto? Sulla pelle viva, oltre che “un libro sul potere come arbitrio e sui mostri che può generare”, presenta anche uno sguardo lungimirante, di impressionante attualità, sulle condizioni del territorio, risorsa naturale prima che economica, progressivamente lasciato a degrado e abbandono.