L'atmosfera è un'alternanza tra inquietudine, per la costante convivenza con gli isotopi (che si trovano d'appertutto: sotto gli strati di carta da parati, nella legna da bruciare, nel cibo, ecc.), e allegria dei modi degli abitanti. Alternanza accentuata dalla varietà delle persone incontrate, che vanno dal contadino al medico, dal burocrate alle persone anziane in pensione con i loro ricordi risalenti a prima dell'incidente.
Abbiamo già discusso di come sia pericolosa la vita a stretto contatto con la radioattività, come dei rischi e pericoli che si corrono nel voler fare luce sulla vicenda, e, anche in questo libro, si percepisce chiaramente che qualcosa non quadra. Come mai la zona intorno al disastro di Chernobyl non è stata evacuata? Perchè la popolazione non solo non è stata avvertita, ma non sono state nemmeno diffuse le procedure per difendersi dai pericoli della radioattività? Come mai le autrici troveranno spesso riluttanza oppure ostacoli burocratici nel loro viaggio e nella loro inchiesta?
Il libro, ovviamente, non svela tutto, perchè la verità è una ricerca continua e, a venticinque anni dal disastro, gli interrogativi sono ancora tanti. Molte sono le sorprese in cui si incorre nella lettura di questo libro. Ad esempio, sono rimasto molto sorpreso di apprendere come le popolazioni locali siano all'oscuro di molte cose che oggi noi diamo per scontate, e sono rimasto interdetto nell'apprendere come un regime ormai scomparso possa ancora influire sulla vita di tutti i giorni.
Le analisi e le ricerche compiute ricompongono alcuni tasselli del triste mosaico che rappresenta la zona di Novozybkov, ma una buona (o giusta) parte spetta anche al lettore, ovvero entrare nei personaggi, nelle vie della città e nelle case come hanno fatto le autrici.
Alla fine del libro, inoltre, è possibile trovare un resoconto dell'accordo tra l'AIEA (Agenzia Internazionale dell'Energia Atomica) e l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), due agenzie dell'ONU. Un documento prezioso quanto apparentemente fuori dal contesto, ma serve a capire come le istituzioni si interessino della vita di tutti i giorni e della salute dei cittadini colpiti dalle catastrofi; l'accordo è stato sottoscritto prima dell'incidente di Chernobyl, quando ancora non si poteva nemmeno immaginare la gravità che un simile incidente poteva comportare.
Chiudiamo con un video di presentazione del libro Ulitsa Sadovaja, in cui intervengono le autrici Elisa Geremia e Veronica Franzon, il presidente dell'associazione Mondo in Cammino Massimo Bonfatti e l'editore Carlo Spera.
introduzione di Massimo Bonfatti
pp. 141, € 10,00
Carlo Spera editore per Mondo in Cammino
Veronica Franzon (1982) si è laureata in Lingua e Letteratura Russa e Tedesca presso le università di Venezia e Verona.
Elisa Geremia (1982) si è laureata in Antropologia presso l'Università Ca' Foscari di Venezia con un lavoro di ricerca volto ad analizzare gli impatti culturali del disastro di Chernobyl in territorio russo e italiano.


Ulitsa Sadovaja significa letteralmente ‘via Sadovaja’, ovvero la via centrale di Novozybkov, una città della provincia russa di circa 40mila abitanti che è la meta principale del viaggio raccontato nel libro. Un viaggio incentrato sullo studio antropologico di come l'incidente di Chernobyl abbia modificato il modo di vivere e di pensare degli abitanti.
