I protagonisti di queste storie sono uomini, operai, muratori, autisti, lavoratori in nero, immagrati, mogli, compagne, figli, amici. Tutti loro sono vittime di destini evitabili, vite spezzate da una qualsiasi Tragedia inutile, come recita il titolo scelto da Alfredo Colitto, che ogni giorno può accadere sui luoghi di lavoro.
“1120.
Sono gli incidenti sul lavoro mortali in un anno.
A questo punto ti potresti perfino incazzare.
Perchè... perchè non si può morire mentre si lavora.
1120 persone.
Potresti chiudere gli occhi e immaginare tutte le loro storie.”
Dove non arriva la fiction di questi racconti arrivano i numeri de Il lavoro rende liberi, tratto dall'omonimo spettacolo di teatro civile di Daniele Bianchessi. “Solo quando vengono associati a un soggetto, quei numeri fanno capire molto più di qualsiasi analisi, rapporto, editoriale di un quotidiano, rilievo di un ricercatore”. E' così anche per 874.940 infortuni sul lavoro e 1.120 incidenti mortali denunciati nel 2008, i più bassi mai registrati dal 1951; questi numeri però non tengono conto dei lavoratori in nero, un'universo nascosto che non rientra nelle statistiche ufficiali o negli sbrigativi titoli dei giornali.
Le condizioni del lavoro salariato non sono un'argomento da prima pagina, se non nella loro dimensione tragica: Ian Cazacu ucciso (non per motivi abbietti, secondo la Corte di Cassazione) per aver rivendicato il proprio diritto ad un contratto regolare, i braccianti stranieri del comparto agricolo che lavorano e muoiono nella provincia di Foggia, i sette operai della Thyssenkrupp di Torino e molti, troppi, altri.
Rischiare la vita, dentro e fuori i luoghi di lavoro, è l'unico modo per far uscire dall'anonimato le lotte dei lavoratori e giungere agli onori della cronaca.
“Non c'è nulla di più stupido che morire al lavoro”, mi dice Pascal. Acconsento. (Jean-Pierre Levaray, Maledetta Fabbrica)
D. Bianchessi, A. Colitto, P. Fogli, J.-P. Levaray, V. Varesi
Maledetta fabbrica
Il lavoro che uccide
a cura di Simona Mammano
«Senza finzione», pp.144, € 14,00
Stampa Alternativa - Nuovi Equilibri
Maledetta Fabbrica (titolo originale Putain d'usine, traduzione di Vania Lugeni) di Jean-Pierre Levaray (lavora in una fabbrica chimica ed è autore di libri attinenti al quotidiano della classe operaia)
Il lavoro rende liberi di Daniele Bianchessi (vicecaporedattore di Radio24-Il Sole24Ore, ha pubblicato diciotto libri d'inchiesta)
Tragedia inutile di Alfredo Colitto (è noto al grande pubblico soprattutto per i thriller storici)
Amina di Patrick Fogli (ha pubblicato tre romanzi)
Africa di Valerio Varesi (è autore, tra gli altri, di alcuni romanzi che hanno come protagonista l'ispettore Soneri)


Un'unico filo conduttore per questi cinque racconti: il lavoro, ma ancor più l'imprevedibilità del pericolo, spesso mortale, che accompagna molte realtà professionali. Maledetta fabbrica, il brano che dà anche il titolo a questa breve antologia, è forse il più arrabbiato ma anche il più significativo; il suo autore, Jean-Pierre Levaray, francese, operaio in una fabbrica chimica, attinge alla propria esperienza personale nel descrivere le nocività legate al lavoro (incidenti, stress, disperazione, malattie, ecc.), frutto di connivenze, compromessi e politiche volte più a salvaguardare le produzioni e i profitti che la tutela della sicurezza e dell'incolumità dei lavoratori.