La premessa fondamentale è rappresentata dal peak oil (picco petrolifero), "quell'istante decisivo in cui la produzione petrolifera mondiale smetterà di crescere per stabilizzarsi, e poi crollare inesorabilmente. La fine di un mondo. La fine del mondo così come lo conosciamo."
Il declino dell'idea di petrolio a buon mercato e di facile accesso apre le porte a scenari contraddittori: la rarità di nuovi giacimenti, la guerra di cifre sulla reale entità delle scorte disponibili, l'uscita dall'età del petrolio come conseguenza dello sviluppo di energie alternative e rinnovabili, l'oscurantismo sulla questione energetica e una situazione geopolitica che vedrà sempre più spesso i Paesi produttori brandire l'arma energetica contro delle vittime sempre più terrorizzate del suo utilizzo.
Il presente. La grande sete.
Serge Enderlin prende ad esempio la Cina e la provincia canadese di Alberta. Da un lato la nazione più popolosa del pianeta, passata dallo status di pedone a quello di popolazione motorizzata in meno di due decenni, il «cantiere del mondo» diventato nel 2007 la prima "potenza" per emissioni di gas a effetto serra. Dall'altro "l'ultima frontiera della conquista all'oro nero", dove lo sfruttamento delle sabbie bituminose si sta affermando come "uno dei più gravi crimini ecologici in corso al mondo", esempio emblematico di come l'inquinamento sia il primo effetto collaterale delle risorse che generano inquinamento: per produrre due barili di greggio nell'Alberta se ne consuma l'equivalente di uno.
Il futuro. Le "nuove" forme di approvvigionamento.
Carbone, biocarburanti ed energia nucleare. Sono queste le risorse "rinnovabili" maggiormente quotate come alternative valide al petrolio. Peccato che il primo sia il «nemico numero uno del clima» e il secondo sia poco efficiente e comunque inquinante oltre ad avere effetti devastanti sul sistema alimentare e sul mercato delle materie prima mondiali. Il nucleare in sè non genera emissioni di gas ad effetto serra, ma la realizzazione di una centrale è impegnativa dal punto di vista economico, temporale ed ambientale; a questo va aggiunto che le disponibilità di uranio, necessario al suo funzionamento, "al ritmo di estrazione attuale, ne resta per almeno cinquant'anni. [...] In altre parole, il peak uranium è vicinissimo. [...] In totale, tra le centrali in costruzione, quelle programmate e quelle porposte, sono oltre duecento i reattori che potrebbero spuntare nei prossimi vent'anni!"
"Non riceviamo la terra in eredità dai nostri genitori, la prendiamo in prestito dai nostri figli." Antoine de Saint-Exupéry
Fortunatamente non tutto il mondo va in questa direzione. Spagna, Danimarca, Svezia, ma anche gli Emirati Arabi, sono Paesi fortemente impegnati alla realizzazione di un'utopia: provare che una rivoluzione ecologica è possibile senza compromettere lo sviluppo. La maggior contraddizione da superare su questo pianeta dalla salute precaria.
La conclusione di Serge Enderlin è che "l'immenso sforzo da compiere, in Italia come altrove, non riguarda l'ideologia, ma la civiltà", perchè "la vera rivoluzione energetica conta su una risorsa preziosa e insostituibile: il nostro stile di vita".
Serge Enderlin
Black out
Miti e realtà della questione energetica
Traduzione di Cristina Maiocchi
«Infrarossi», pp.191, € 16,00
ilSaggiatore
Serge Enderlin, giornalista svizzero, è stato a lungo inviato del quotidiano Le Temps di Ginevra, e ha collaborato con Libération e Neuveau Quotidien. I suoi articoli appaiono su Internazionale.


Black out. Lo spettro della penuria. La paura oramai più che conscia delle società attuali e la conseguente corsa al raggiungimento della sicurezza energetica ad ogni costo e con ogni mezzo.