L'invenzione dell'economia - Serge Latouche

Martedì 09 Marzo 2010

Esiste una storia dell'economia perchè fondamentalmente l'economia è una storia.
Questa è la promessa con cui Serge Latouche ci introduce al suo ultimo lavoro; promessa che si rivela un viaggio in equilibrio tra storia e filosofia e ci porta a scoprire come la «sfera» economica e le sue rappresentazioni siano riuscite ad occupare la totalità della vita sociale, mentalità comprese, soggiogando persino la religione, l'arte, la politica, la vita privata.

 

 

Negli undici capitoli che compongono L'invenzione dell'economia si ripercorrono oltre venti secoli di storia e cultura: da Aristotele ad Adam Smith, passando per Galileo e i Lumi assistiamo all'istituzione nell'immaginario sociale dei significanti che sono all'origine del discorso economico. Ne vedremo mutare il significato, capovolgere il giudizio o li vedremo scomparire del tutto, come nel caso del "lusso".

 

Allo stesso tempo osserviamo come la pratica economica, concreta e quotidiana, volta ad soddisfacimento di bisogni oggettivi dell'individuo e della comunità, analizzata sotto la lente del metodo sperimentale, diventi "sempre più astratta e matematica, più disincarnata e astorica", ovvero «scienza economica» o economia politica, cui "l'oggettività scientifica impone di constatare che la ricchezza delle nazioni obbedisce a leggi diverse da quelle della morale dei singoli".


"Bisogna aspettare l'utilitarismo del XVIII secolo perchè, a seguito dell'evoluzione sociale, l'utile cambi di segno e diventi, da negativo che era, valore positivo, e perchè in tal modo si identifichi con il bene e con il Vero." (Jean Lafond)

 

E' proprio sulla morale che si gioca il cambiamento di «paradigma» più volte sottolineato da Latouche: senza più interrogarsi sulle buone o cattive ragioni, senza più ricorrere ad una riflessione filosofica, l'economia viene a trovarsi al di fuori della morale; le conseguenze sono "il dominio dei mercati finanziari, i monopoli delle imprese transnazionali, l'utilizzazione delle sue formule per giustificare le peggiori ingiustizie".

 

L'autore del Breve trattato sulla decrescita serena ci regala un concentrato di storia del pensiero economico (a suo stesso dire bandita dalle facoltà di economia, trasformatesi in business school, ndr) volto a "uscire senza mezzi termini dall'economia" in un'ottica di «decostruzione» che ci permetta di metterne in discussione le basi immaginarie.

 

 

Serge Latouche
L’invenzione dell’economia


Traduzione di Fabrizio Grillenzoni
«Nuova Cultura», pp. XX-258, € 18,00
Bollati Boringhieri editore

 

Serge Latouche, professore emerito di scienze economiche all’Università di Paris-Sud, è specialista dei rapporti economici e culturali Nord-Sud e dell’epistemologia delle scienze sociali.

 

Scritto da: Andrea

2 Commenti

  • mario Ferruzzi Domenica 09 Gennaio 2011

    mario Ferruzzi

    La concezione della economia come astrattizzazione statistico-matematica,già presente negli scritti di SILOS LABIS, da me conosciuti attraverso le pagine dell'ESPRESSO, quando S. LABINI era chiamato a offrire la sua consulenza relativamente alle motivazioni per iscriversi alle facoltà di Economia naturalmente presente in forma critica, come degenerazione dominante nel tempo della affermazione del paradigma aziendalistico, che qui viene contrasta da LATOUCHE, Come astrazione e disincarnazione dalla storia, scienza non più sociale , esasperazione ragioneristica e manageriale, che per decenni ,ora discussi dalla crisi economica mondiale, ha formato intere generazioni di operatori aziendali di livello dirigenziale, oggi in declino simbolizzato dal SUICIDIO DEL MANAGER(cronache dalla City Londinese, oggi investita da furibinda contestazione) è argomento molto stimolante e confortante per me che quel dominio, quella astrazione ho sempre percepito ed avversato. Un economia senza storia e senza attori sociali conduce ad un mondo alieno dalla concretezza dei bisogni delle persone e delle comunità con conseguenze necessariamente devastanti, ben venga dunque questo nuovo lavoro inteso a mio modo di vedere, a ridare senso alla studio ed alla pratica delle economia ancorandola alle necessità degli esseri umani,delle comunita' e alle storiche aspirazioni alla felicità ed alla giustizia. Nuovi orientamenti economici,penso alla ricerca da parte degli economisti di indicatori della felicità, e alla interpretazione di A. SEN degli economisti classici, come filosofi morali animati da categorie etico-psicologiche (bene pubblico,giustizia,...felicità...) lasciano intendere che Latouche non è solo e che il senso Storico-sociale e morale della ricerca economica si riaffermerà disvelandosi in una nuova pratica ..si spera, non senza motivi e ragioni storiche oggi riaffioranti.


  • Enrico Mercoledì 19 Gennaio 2011

    Enrico

    Grazie per il commento, Mario. Hai detto bene: Latouche non è solo. Ci sono molti economisti che hanno deciso, per così dire, di 'far cadere il palcoscenico'. Nel senso che ci si è resi conto che continuare a considerare l'economia come un'entità super-umana non comporta ne grandi scoperte o invenzioni, ne misura effettivamente lo stato di salute del benessere di un paese o dei cittadini.
    Ci sono studiosi di economia che hanno deciso di condividere le loro conoscenze con parole semplici, spiegate ai 'profani' esasperati dai paroloni. Potremmo definirli dei 'divulgatori economici', come i divulgatori scientifici spiegano scienza e tecnologia a chi non ha gli strumenti per comprenderla. Non posso che esserne felice: principalmente perchè sto cominciando a capirci qualcosa, ma anche perchè è ora di portare questa materia ad una dimensione più umana, più comprensibile, più sondabile e prevedibile!


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