Pensiamo al Ministero dell’Agricoltura (o come volete chiamarlo): quasi sessanta ministri in sessantacinque anni di storia repubblicana e quasi nessuno che capisse qualcosa di un settore tanto centrale per l’economia e la cultura del nostro paese. Ogni volta che deve essere nominato il nuovo ministro, il mondo dell’agroalimentare attende nell’incertezza, ma almeno con fiducia e speranza: fiducia che finalmente arrivi qualcuno che conosca i problemi e abbia idee chiare per provare a risolverli, speranza che sia almeno una persona per bene. Il governo del fare, con l’incarico di questi giorni, ha dato prova di concretezza e discontinuità: una nomina che non lascia spazio a dubbi!


