Unanimi i toni di sdegno espressi dalle aziende europee del lusso, scandalizzate di come possano essere sfruttati e sviliti marchi così famosi per le loro ambite e inconfondibili merci di pregio.
Eppure quei cinesi furbetti si sono limitati ad imparare e mettere in pratica la loro lezione. Molte di tali aziende, sempre più spesso, proprio in Cina e a costi irrisori, fanno realizzare prodotti ai quali appiccicano targhette con i loro marchi decuplicando i guadagni e infischiandosene dell’affidabile artigianalità che ingannevolmente fanno intendere al consumatore.
Forse se la prendono tanto perché, di solito, il “know how” andrebbe pagato.


