Gli Champagne di Anselme Selosse

Domenica 05 Dicembre 2010

Critica 4 Dicembre 2010

 

Cos’è il virtuosismo? Far apparire anche le cose più difficili facilissime, far percepire sensazioni complesse, ampie e ricche di sfumature in modo semplice, immediato e spontaneo. Virtuoso è Anselme Selosse, virtuosismi sono tutte le bottiglie di Champagne che escono dalla sua cantina. I suoi fanno parte di quei vini che è molto difficile ritrarre con una descrizione sensoriale, quasi impossibile.

 

Per quanto ficcante e ponderata non riuscirà mai a cristallizzare le emozioni generate, a descrivere il variare del nostro stato d’animo o sottolineare l’impossibilità di consumarlo in anonimo disinteresse anche per i palati più superficiali. Eppure si beve facilmente, non intimorisce chi gli si avvicina; ma, attenzione, scopre fino in fondo la sua opulenta ricchezza e la sua spregiudicata finezza solo a chi sa leggere tra le righe, a chi, al giorno d’oggi, è ancora in grado di provare dei sentimenti e sa emozionarsi di fronte ad un’opera d’arte.

 

Sì perché Anselme è un artista vero, di quelli che non abusano del loro estro, della loro sensibilità e delle loro capacità sopra la media senza integrarli con un buon uso della ragione e uno studio continuo per migliorare le proprie conoscenze e rendere fruttifera l’esperienza; tutto questo, unito a uno spontaneo rispetto della natura, che non può mancare in un viticoltore, identifica il suo spessore umano e intellettuale. D’altra parte non basta un bell’ingegno, l’essenziale è farne buon uso.

 

L’occhio, che si dice finestra dell’anima, è il primo approccio alla grandezza di questi vini. Al di là delle tonalità più o meno cariche delle singole tipologie di spumanti, dovute all’uso di uve diverse e a diversi processi produttivi, quello che colpisce sono tre cose. Prima di tutte le sorprendenti note verdognole che affiorano inaspettate nella trama del colore, a confermare grande longevità e freschezza anche quando si tratta di vino rimasto a contatto con i lieviti parecchi anni. La seconda è la brillante vivacità trasmessa dal colore e amplificata dall’anidride carbonica indicatore massimo dell’ottimo stato di salute del vino. Poi il perlage sempre finissimo, persistente, invitante.

 

Raramente resisto alla tentazione di avvicinare l’orecchio al bordo del bicchiere per ascoltare la flebile musica prodotta dal fluire delle bollicine, una sinfonia di armonici gorgoglii che aumentano la voglia di assaporare. Se è vero che la qualità dell’aspetto olfattivo di un vino, nasce dalla qualità delle uve, prima, e del vino base, poi, con Selosse si va sul sicuro. Ho avuto occasione, anni fa, di assaggiare, direttamente da una barrique, nella cantina di Avize, uno Chardonnay destinato a prendere la spuma dopo due mesi. “Un grande Chablis”, pensai basito; non credo serva aggiungere altro.

 

Al naso gli Champagne Selosse vanno degustati come i grandi vini rossi perché presentano un’intensità aromatica delineata, ma inizialmente chiusa e destinata a svilupparsi in modo austero ma inesorabile, in un ventaglio di sfumature odorose che si moltiplicano in una finezza e complessità rare. La mineralità salina funge da collante dei diversi sentori e aromi tra i quali è nobile il manifestarsi delle note di lievito (molto lievi che ricordano il formaggio stagionato) e l’immancabile finale di frutta secca e distillato.

 

In bocca l’estasi. Le finissime bollicine si dispongono con capillarità all’interno della cavità orale rendendo più potente l’entrata e più profonda la persistenza ad amplificare le sensazioni retrolfattive. I netti caratteri di personalità del vino si fondono in un equilibrio dove la vibrante acidità, vera spina dorsale dell’evoluzione gustolfattiva, ben si integra con la pungente cremosità della spuma e con la carnosa morbidezza che cesella un corpo di signorile tessitura. La corrispondenza aromatica naso-bocca è perfetta, amplificata e arricchita da un ottimo finale di sorprendente profondità e persistenza minerale.

 

Unico l’effetto a bottiglia aperta e a bicchiere vuoto. La spuma sembra non perdere il suo fluire e la sua compattezza, anche dopo molto tempo dalla stappatura della bottiglia, mantenendo la piacevolezza del vino intatta anche con l’alzarsi della temperatura. L’impatto olfattivo col bicchiere vuoto è meraviglioso, i profumi rimangono integri e facilmente percettibili per molto tempo senza degenerare o esaurirsi nel contatto ossidante con l’ossigeno.

 

Chapeau.

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