Una volgar chic adatta ai volgar snob

Venerdì 01 Ottobre 2010

Lettera aperta del 30 settembre 2010

 

Adua Villa è triviale. E come tutti quelli che lo sono pensa di non esserlo e crede impossibile poter essere considerata tale dagli altri. Il suo obiettivo è apparire, essere famosa, farsi notare e, possibilmente, ammirare diventando un modello da imitare. Il suo sogno è l’esclusività, poter ostentare classe, stile, signorilità, conoscenza e cultura condite da sguardi pseudo-affascinanti e sorrisi pseudo-ammaliatori che vagheggiano con voluttà un’appartenenza ad una pseudo-élite.

 

Purtroppo classe e signorilità sono qualità innate non autocertificabili. Chi ne gode non le nomina mai e non ne fa vanto. Ci sono o non ci sono; denaro e notorietà non contano. Quelli come lei (i “vorrei ma non sono”) hanno l’istinto e il bisogno irrefrenabile di autoreferenziarsi, sfoggiando le loro conoscenze, proponendosi come maestri di vita, eleggendosi arbitri del cosa è il bello e del cosa è chic. Pensano che ciò basti a camuffare la loro antropologica ordinaria volgarità ma, dato che questa, per usare le parole di Massimo Fini, è proprio “il non stare nei propri panni”, si finisce per metterla ancor più in evidenza.

 

Lo si poteva notare nelle sue sgangherate comparsate televisive e lo si può leggere negli articoli in cui ciarla di vino nell’inserto Libero Gusto del sabato, curato da Carlo Cambi. Dalla loro noiosa lettura si può apprendere (in ordine cronologico) che è appassionata di opera, che frequenta ambienti vip hollywoodiani, che non si perde gite in barca in mete esclusive, che indossa mutande e intimo di seta, che va a Saint-Tropez in negozi danarosi e feste in piscina, che è esperta di sigari, che adora i “bigini” di epica classica, che conosce gli orologi preziosi. Tutta una serie di informazioni che al lettore interessato non potrebbero fregare di meno, per poi arrivare, in poche righe finali, a parlarci in modo superficiale e, diciamocelo, imbarazzante del vino della settimana.

 

Ci tiene molto ogni volta ad accreditare le sue deboli opinioni facendoci sapere quante volte ha bevuto un vino e quanti ne abbia nella sua fornitissima cantina, come se le sue valutazioni altrimenti non sarebbero abbastanza autorevoli e condivisibili. Il fatto è che lei non ama il vino, il vino (lo abbiamo già scritto) è un mezzo come un altro per apparire e sopra il quale speculare per affermare il proprio ego e fare gossip. Indossare abiti firmati non vuol dire essere eleganti, guidare una fuoriserie non vuol dire essere bravi piloti, assaggiare grandi vini non è sufficiente per definirsi ottimi bevitori. Eppure i media le danno tanto spazio. Non c’è da sorprendersene, in una società modernista, massificata e massificante sono pochi i veri enofili che amano e rispettano il vino. Molti di più coloro che consumano vini costosi con ignoranza e fatuità, solo per affermare il loro status di benestanti dal portafoglio gonfio e appagare la loro vanità appoggiando sul tavolo etichette famose. Adua Villa è il loro mèntore: una volgar chic che piace ai volgar snob.

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