Arriviamo al punto. E’ in commercio (e pare con molto successo) un nuovo tipo di tappo da vino. Lo stiamo maneggiando mentre scriviamo. Un tappo sintetico, cioè di quelli prodotti con polimeri plastici (comunemente conosciuti come “tappi in silicone”) ma realizzato con una lavorazione originale. Lungo la sua superficie sono visibili tutta una serie di incisioni, fenditure, occhiature, fessurazioni e leggeri avvallamenti; sulle teste poi, si notano profonde scanalature orizzontali che incrociano linee verticali asimmetriche delicatamente incavate. In poche parole è stato messo a punto un brevetto che fa assomigliare il più possibile quel tappo sintetico ad un tappo di sughero naturale con le sue imperfezioni, la sua superficie irregolare e, addirittura, con imitate le lamelle di stratificazione del legno che spesso sono visibili sulle testine circolari del sughero.
Chi lo produce e le aziende imbottigliatrici che lo usano mirano chiaramente a confondere le idee al consumatore, per usufruire dei vantaggi del tappo sintetico che costa meno e non può avere problemi di odore o sapore di tappo, cercando di non rinunciare al maggior prestigio che continua ad essere riconosciuto al tappo di sughero nell’immaginario collettivo.
“Tanto” – pensano – “chi vuoi che se ne accorga a colpo d’occhio, oggi alla gente basta essere rassicurata, che le cose appaiano come ce le aspettiamo, che ogni cambiamento avvenga senza che ce ne si debba rendere conto”. E, purtroppo, non hanno tutti i torti. Quel finto tappo bugiardo provoca irritazione proprio perché rispecchia la nostra epoca e i modelli culturali della modernità, che noi stessi abbiamo contribuito a far diventare dominanti e ai quali continuiamo ad adeguarci subendoli acriticamente. L’epoca dove si nega l’evidenza dei fatti per delegittimarne il valore oggettivo, l’epoca in cui non è importante la sostanza e la realtà delle cose ma come esse appaiono e vengono comunicate, l’epoca dove è normale dichiarare di essere ciò che non si è (Brunellopoli docet), l’epoca del “tutto e subito” e del “voglio ma non posso”, l’epoca, in definitiva, del congedo dalla verità. E poi dicono che è solo un turacciolo.


