Dal canto suo il professore non ha avuto problemi ad accettare anche questo incarico, tanto, con tutti gli impegni e le associazioni che rappresenta, non è pensabile che voglia agire in prima persona; la sua sarà una carica ad honorem. C’è da dubitare che la consideri tra le cose più importanti che fa dato che, nel suo aggiornatissimo sito personale, non si fa ancora alcuna menzione al suo impegno con l’ONAV. Poco male, l’ONAV annaspa nell’anonimato enologico già da anni rinchiusa in un orticello astigiano-milanese sempre più striminzito senza che nessuna idea o presa di posizione da essa scaturita sappia influenzare il mondo del vino italiano. Un non-presidente è l’ideale per una non-associazione.
E poi lasciatemelo dire: mettere un nutrizionista alla presidenza di un’associazione di amanti del vino è come nominare un sacerdote giudice in un concorso di bellezza.


