Che stupidi i grandi cuochi che lo hanno preceduto come Fredy Giradet, Joël Robuchon o Paul Bocuse (nominati cuochi del secolo scorso) o come Gualtiero Marchesi in Italia; hanno sempre creduto che l’arte culinaria sia una continua abnegazione quotidiana nel tentativo di creare e perfezionare le ricette nelle quali la massima cura e scelta della materia prima sono ingrediente imprescindibile. Un ristorante è grande quando in cucina c’è il cuoco a preparare e dirigere l’uscita dei piatti, che si impegna per condividere la sua “arte” con il cliente, la soddisfazione del quale appaga i suoi sforzi.
Ferrand è invece il capofila di una generazione di cuochi che cercano solo l’affermazione di se stessi e della loro vanità; per loro la cucina del ristorante è diventata piccola piccola e cercano gloria al di fuori, nei mass media che ne fanno prime donne. I piatti diventano concettuali perdendo anche la minima finalità alimentare. Per favore Adrià dedichi la sua vita a conferenze filosofiche e non riapra più il suo teatro.


