Conformismo e verità

Giovedì 28 Gennaio 2010

Lettera aperta del 27 gennaio 2010

 

Saper leggere un vino è un’arte. Il vero bevitore ama il vino, sa costruirsi con pazienza, attraverso assaggi e approfondimenti culturali, un bagaglio di esperienza e un archivio sensoriale. Il suo percorso di conoscenza sarà lento, ci vorrà del tempo, modestia e molto impegno, come in tutto ciò che ha a che fare con il nettare di Bacco, dall’uva alla bottiglia. Deve essere dotato di una sensibilità estetica che lo aiuti a sviluppare apertura mentale e crei una vera e propria empatia nell’approccio con il vino, atteggiamento fondamentale perché permette di acquisire capacità sensoriali che, fuse con la competenza tecnica, abilitano a percepire quelle sfumature di armonia ed eleganza che fanno la differenza tra eccellenza e mediocrità.

 

Tale sensibilità è o non è; quando c’è ed è autentica non può che essere rispettosa verso il vino, scevra di ogni egoismo e votata alla condivisione. Il vero bevitore non è una prima donna, non si vanta di ciò che sa, di ciò che conosce o della sua esperienza; non è un esibizionista, non ne ha bisogno perché il suo amore è disinteressato, non vuole crearsi uno status, non vuole ostentare sapienza. Questa è verità.

 

Ho saputo che Adua Villa, la sommelier della trasmissione televisiva “La prova del cuoco”, da quando va in tv ha un agente e si fa pagare, a suon di migliaia di euro, per essere presente a questa o a quella manifestazione enologica. Non commento la sua preparazione (che si commenta da sola), ma il suo atteggiamento sapiente e saccente con il bicchiere in mano bastano ad individuare una persona che del vino ha fatto solo un mezzo per apparire e sopra il quale speculare. Con vanità da pin-up mancata pontifica come se fosse l’unica depositaria di una verità rivelata, ostentando un finto entusiasmo appassionato. Si è fatta anche un sito per promuoversi dove addirittura si millanta come “consulente enologo” senza averne i titoli (scrivere non costa niente). Eppure lei sta in televisione; e questo è sufficiente per essere percepita e pagata come importante esperta di vino, più di gente come Sangiorgi o Masnaghetti. Ormai tutto è virtuale, l’importante non è la sostanza ma come essa viene comunicata e riconosciuta dall’individuo. Questo è conformismo.

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