Un’“incoronazione” che, alla stregua di quella che fece papa Leone III a Carlo Magno (con le dovute proporzioni), appare studiata ad arte non per glorificare il premiato ma, piuttosto, per sfruttarne l’immagine legittimando e conferendo prestigio e rilevanza al premiante (che ne ha tanto bisogno). Biondi Santi è un pezzo di storia del vino italiano in persona, non ha bisogno di visibilità spicciola (alla sua età poi!); forse, come per tantissime eminenti personalità prima di lui, una piccola senescente vanità lo ha giocato. Poco male, il diplomino non sarà certo oggetto di menzione nelle sue note biografiche.


