Elogio del vino. 1 - Piero Chiara

Giovedì 15 Settembre 2011

Critica 14 settembre 2011

 

piero-chiara-elogio-del-vino“Il vino, in Italia, è oggetto di un virtuale inspiegabile proibizionismo dilagante e subdolo. Il suo consumo viene sempre più criminalizzato per gli effetti nocivi che, se assunto in dosi eccessive, può causare alla salute o per i danni che lo stato di ebbrezza può arrecare a se stessi e agli altri. Come se fosse una delle tante droghe o una delle tante bombe superalcoliche che vengono ingurgitate nei locali notturni. L’ideale, dicono alcune associazioni di ex alcolisti, sarebbe vietarne completamente l’uso. Neanche fosse un veleno. Non siamo d’accordo: il problema è solo una questione di educazione, o meglio, di mancanza di educazione. Quella che nei secoli, allontanandosi dallo spirito autentico del simposio greco, ha minato, corroso e corrotto sempre di più il rapporto tra vino e uomini. Ma il vino non è solo un alimento, fa parte della nostra cultura, per certi versi è la nostra cultura. Per sottolinearne l’importanza storica, culturale e sociale abbiamo deciso di dedicare alcuni interventi all’”elogio del vino” richiamando le parole e il pensiero di illustri personaggi che lo hanno amato e rispettato. Cominciamo parlandovi di un breve libello di Piero Chiara (1913-1986)”.

 

Data la sua brevità Elogio del Vino di Piero Chiara più che un libro si può considerare un elzeviro che l'autore ha voluto dedicare a questa bevanda che tanto ha amato durante la sua vita. L'opera è stata pubblicata postuma dall'editore Avagliano nel 1995.

 

Egli inizia la sua dissertazione con un breve escursus storico sottolineando come esso sia sicuramente da considerarsi una bevenda eletta dato che Gesù lo scelse, insieme al grano, come supporto materiale della sua perpetua reincarnazione. La vite è la più aristocratica tra le piante: ha origini antichissime, ma non primitive, lo conferma la sua parvenza evoluta. Deve essersi sviluppata quando l’evoluzione del mondo vegetale era al colmo. Addirittura Chiara paragona la vite all'Homo Sapiens, cioè coronamento massimo di un'evoluzione. Se non fosse così la Bibbia non l'avrebbe onorata con innumerevoli citazioni: attribuendone l'inizio della coltivazione ad un patriarca come Noè, descrivendo il momento in cui l'uomo scoprì la vite, di quando si accorse che, dalla fermentazione dell'uva, scaturiva un succo prelibato più inebriante della birra, di più lunga conservazione e di pari effetto nutritivo. La Bibbia colloca questa scoperta dopo il diluvio universale e, dice Piero Chiara, “dovrebbe essere ricordata come quello di uno dei pochi eventi felici dell'umanità”.

 

La comparsa del vino favorì anche l’emancipazione culturale dell'uomo, che imparò a stare a tavola, a stare in compagnia e a trasformare i pasti in importanti momenti conviviali. Il vino fin da allora era capace di conferire a chi lo beveva forza, euforia e maggiore apertura mentale.

 

Anche altre religioni prima del Cristianesimo gli diedero posizioni privilegiate; basti pensare ai pagani che crearono le figure di Bacco e Dioniso in suo onore.

 

Il vino ha inoltre ingentilito e raffinato i costumi, è stato oggetto di tutte le forme d'arte e ha ispirato poeti e scrittori.

 

Come se non bastasse l'evoluzione storica ci ha regalato innumerevoli vitigni dai quali si possono ottenere tantissimi vini diversi; e sono ancora di più se consideriamo i diversi tipi di vinificazioni e stili produttivi che lo possono rendere anche spumante inimitabile simbolo di festa.

 

L'autore conclude con un giusto ammonimento: ”al pari dei doni di Venere, anche il dono di Bacco può venire avvilito, poichè a tanto può giungere l'umana follia”. Quindi non lasciamoci rovinare da un consumo smodato della bevanda, ma prendiamolo come dono di Dio,"una delle poche elargizioni del cielo alla dolente e affaticata umanità".

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