Gusto
In basso i calici! 4 gennaio 2012
Quando manca una persona lascia sempre un vuoto. A volte il “vuoto” è incolmabile e i giorni si fanno pesanti. Ieri è morto Giulio Gambelli, forse ultimo interprete genuino del vino italiano e forse ultimo baluardo dell’autenticità. Autentico era il suo talento e l’amore con cui faceva il vino “buono” nel rispetto di luoghi, uomini e vigneti. Autentica la sua proverbiale sensibilità nell’assaggiarlo. Autentiche erano la sua integrità e la sua generosità nel diffondere cultura e conoscenze, maturate, giorno per giorno, girando e rigirando, palmo a palmo, tutte le zone viticole più importanti della sua amata Toscana. Ci mancherà molto; lo salutiamo con le parole di Federico Garcia Lorca.
Elogio del vino. 2 - Edmondo De Amicis
Scritto da: Elai (elai.culturadelvino@libero.it)
Martedì 04 Ottobre 2011
Critica 4 ottobre 2011
“Il vino, in Italia, è oggetto di un virtuale inspiegabile proibizionismo dilagante e subdolo. Il suo consumo viene sempre più criminalizzato per gli effetti nocivi che, se assunto in dosi eccessive, può causare alla salute o per i danni che lo stato di ebbrezza può arrecare a se stessi e agli altri. Come se fosse una delle tante droghe o una delle tante bombe superalcoliche che vengono ingurgitate nei locali notturni. L’ideale, dicono alcune associazioni di ex alcolisti, sarebbe vietarne completamente l’uso. Neanche fosse un veleno. Non siamo d’accordo: il problema è solo una questione di educazione, o meglio, di mancanza di educazione. Quella che nei secoli, allontanandosi dallo spirito autentico del simposio greco, ha minato, corroso e corrotto sempre di più il rapporto tra vino e uomini. Ma il vino non è solo un alimento, fa parte della nostra cultura, per certi versi è la nostra cultura. Per sottolinearne l’importanza storica, culturale e sociale abbiamo deciso di dedicare alcuni interventi all’”elogio del vino” richiamando le parole e il pensiero di illustri personaggi che lo hanno amato e rispettato. Il secondo appuntamento lo dedichiamo a Edmondo De Amicis (1846 -1908)”.
Elogio del vino. 1 - Piero Chiara
Scritto da: Elai (elai.culturadelvino@libero.it)
Giovedì 15 Settembre 2011
Critica 14 settembre 2011
“Il vino, in Italia, è oggetto di un virtuale inspiegabile proibizionismo dilagante e subdolo. Il suo consumo viene sempre più criminalizzato per gli effetti nocivi che, se assunto in dosi eccessive, può causare alla salute o per i danni che lo stato di ebbrezza può arrecare a se stessi e agli altri. Come se fosse una delle tante droghe o una delle tante bombe superalcoliche che vengono ingurgitate nei locali notturni. L’ideale, dicono alcune associazioni di ex alcolisti, sarebbe vietarne completamente l’uso. Neanche fosse un veleno. Non siamo d’accordo: il problema è solo una questione di educazione, o meglio, di mancanza di educazione. Quella che nei secoli, allontanandosi dallo spirito autentico del simposio greco, ha minato, corroso e corrotto sempre di più il rapporto tra vino e uomini. Ma il vino non è solo un alimento, fa parte della nostra cultura, per certi versi è la nostra cultura. Per sottolinearne l’importanza storica, culturale e sociale abbiamo deciso di dedicare alcuni interventi all’”elogio del vino” richiamando le parole e il pensiero di illustri personaggi che lo hanno amato e rispettato. Cominciamo parlandovi di un breve libello di Piero Chiara (1913-1986)”.
Due indizi fanno una prova
Scritto da: Elai (elai.culturadelvino@libero.it)
Venerdì 09 Settembre 2011
In basso i calici! 10 settembre 2011
Solo supposizioni, intendiamoci, ma da tempo abbiamo il dubbio che dietro alla guerra aperta che viene fatta al vino, in Italia e in Europa, ci siano interessi superiori di potenti multinazionali. Interessi economici è pacifico. Lasciamo perdere per un attimo pleonastici distinguo che sottolineino l’ovvietà che in molti casi è necessaria e utile una limitazione alle sostanze alcoliche. Qui siamo di fronte a qualcosa di diverso; si mira all’eliminazione fisica del vino dalle nostre abitudini, dalla nostra cultura, dalla nostra storia e, badate bene, dalla nostra economia. Non dimentichiamoci che il vino occupa molti posti di lavoro ed è una delle voci più importanti del Made in Italy nel mondo. Sopprimendo il consumo di vino si creerebbe un vuoto che, sperano, potrebbe essere colmato abituando le nuove generazioni all’uso di famose bibite gassate che, nel vecchio continente, raramente accompagnano i pasti. Se due indizi fanno una prova siamo sulla giusta strada.
Lettera aperta del 2 Settembre 2011
“Le donne son venute in eccellenza
di ciascun’arte ove hanno posto cura;
e qualunque all’istorie abbia avvertenza,
ne sente ancor la fama non oscura.”
Lo scrisse già nel 1500 Ludovico Ariosto in queste ottave dell’Orlando Furioso (XX,II): chiunque conosca la storia sa bene che le donne hanno sempre saputo eccellere in qualunque faccenda alla quale si siano dedicate.
Il mondo del vino non fa eccezione.
Donne e vino è un binomio oggetto di discussione in dibattiti, conferenze e tavole rotonde. La presenza sempre più massiccia del gentil sesso nelle file o alla guida di aziende vitivinicole e la loro partecipazione sempre più numerosa a corsi di degustazione e a serate enogastronomiche è un fatto che merita di essere approfondito. E’ necessario, però, cercare di uscire da stereotipi stantii e banali frasi fatte come: “il fatto che ci siano più donne anche nel mondo del vino è segno di civiltà”, oppure “le donne sono più portate alla degustazione del vino perché riconoscono più profumi”, oppure ancora “la presenza della donna nel mondo del vino ha migliorato il settore con il fascino femminile”, fino addirittura a “nel codice genetico delle donne c’è una vocazione innata a certi aspetti legati alla comunicazione, alle pubbliche relazioni e all’attenzione verso il paesaggio”... e molte altre ancora. Per carità tra le righe c’è sicuramente del vero, ma se è da ritenersi indubbio che la maggiore presenza di donne nella gestione di imprese vitivinicole (in Italia quasi il 25% del totale, prima in Europa) e, in generale, un maggior coinvolgimento e interesse diretto della donna verso il mondo del vino costituisca un valore aggiunto, è altrettanto evidente che, in questo modo, non si centra il nocciolo della questione. E, come direbbe Montanelli, “è pericoloso porre in modo sbagliato questioni sostanzialmente giuste”. Pericoloso perché altrimenti tutto si ridurrebbe alla solita contrapposizione tra uomo e donna e a barbose analisi di cosa abbia più l’un genere rispetto all’altro oppure, ancora peggio, ad accettare encomi di merito che puzzano di adulazione maschilista e contentini stile quote rosa.
...

