Rottamazione navi e diritti umani

Mercoledì 02 Settembre 2009

E' un business povero, ma che nella crisi ha trovato una sua redditività: la demolizione delle centinaia di navi che ogni anno
gli armatori, per motivi di sicurezza, decidono di eliminare dalle flotte.

Un fenomeno che fra il 2007 e il 2009 ha registrato un autentico boom, e che ha portato con sé problemi in gran parte taciuti dai cantieri asiatici: sfruttamento della manodopera (spesso sotto i dodici anni ), disinteresse per gli aspetti ambientali (tonnellate di amianto e vernici tossiche finiscono ogni mese in mare), decine di morti bianche dovute ai carichi disumani di lavoro.

Dopo le denunce di alcune organizzazioni umanitarie, ora anche l'Unione europea sembra essersi accorta del problema. E saranno i prossimi mesi di settembre e ottobre a definire la posizione dei 27 paesi dell'Ue sulle regole per arrivare ad uno smantellamento delle navi sostenibile dal punto di vista ambientale, e di conseguenza umano. Lo ha annunciato ieri la presidenza di turno svedese dell'Unione, che ha spiegato come ogni anno, centinaia di grandi navi mercantili vengano demolite e smantellate in tutto il mondo, pezzo per pezzo, quasi sempre in condizioni di lavoro inaccettabili . Il processo in genere avviene in Asia meridionale, in cantieri pericolosi, spesso improvvisati sui litorali e con relativo degrado ambientale.
Approssimativamente, circa un quarto di queste imbarcazioni arriva dall'Europa: di qui la decisione di rilanciare i negoziati per stabilire quali misure debba prendere la Ue per migliorare la situazione.

Secondo i dati della Commissione europea, centinaia di lavoratori di questa industria rimangono uccisi e feriti ogni anno in Bangladesh, India e Pakistan, dove si concentra la maggior parte dell'attività di smantellamento. Ma a rimetterci è anche l'ambiente: le navi da trattare contengono rifiuti pericolosi come l'amianto, policlorobifenili e fanghi di petrolio, che fuoriescono dalle imbarcazioni.

«Serve una moralizzazione del settore. L'Unione europea ha il dovere di tentare di migliorare la situazione», ha affermato
Uff Bjornholm Ottosson, consigliere per l'Ambiente presso la rappresentanza permanente della Svezia all'Ue, alla guida dei negoziati dei gruppi di lavoro responsabili della materia. Dopo una proposta della Commissione dell'autunno scorso, che punta ad una maggiore cooperazione fra le autorità degli stati membri, controllo ed elenco delle strutture di smantellamento
amiche dell'ambiente e delle imbarcazioni da demolire, a dare una direzione in materia sarà il consiglio dei ministri
dell'Ambiente dei 27 stati membri del 21 ottobre.

«La presidenza svedese», ha aggiunto Bjornholm Ottosson, «ha come obiettivo di arrivare a delle conclusioni che inviino
un messaggio politico quanto più chiaro ed ambizioso possibile ». La Commissione europea presenterà quindi proposte
concrete di legislazione, basate sulla linea del Consiglio.

Un divieto di esportazione di materiali pericolosi dal punto di vista ambientale in Europa esiste già , ma c'è uno scarso
adeguamento e per le navi diventa difficile, specialmente quando si tratta di definire esattamente quando debba essere demolita un'imbarcazione.

Anche l'Organizzazione marittima internazionale (Imo) prevede una normativa specifica, ma potrebbero volerci anni prima che entri in vigore. Obiettivo generale per la Commissione europea invece è quello di assicurare uno smantellamento sicuro e amico dell'ambiente entro l'anno 2015. In ogni caso, quale che sia l'orientamento dell'Europa, l'importante sarà combinare
considerazioni di tutela ambientale e di mercato, perché una legislazione unilaterale troppo dura da parte della Ue
rischierebbe di far si che le navi cambino semplicemente bandiera e porti di riferimento, al di fuori del territorio degli stati membri.

(Fonte : Italia Oggi)

 

Scritto da: Voi

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