Finanziamento pubblico ai giornali

Sabato 26 Aprile 2008

"Lo stato finanzia l’editoria per circa 700 milioni di euro all’anno. A chi, come, e soprattutto a che titolo vengono spesi questi soldi? Poiché in Italia si legge poco e nessun giornale riesce a vivere di sole vendite, nel 1981 fu approvata una legge, pensata proprio per dare sostegno ai giornali di idee, come i giornali di partito, penalizzati dal mercato e non sorretti dalla pubblicità e allegati.

Ma nell’inchiesta di Bernardo Iovene scopriamo che in realtà i giornali considerati di partito oggi, in tutto prendono il 5% degli stanziamenti. E allora il restante 95% a chi va? I lettori dei quotidiani non lo sanno, mentre lo sanno bene gli editori, che incassano corposi contributi su spese telefoniche, elettriche e costo della carta. Una fetta di finanziamenti va poi a una galassia di giornali che hanno ottenuto l’accesso ai finanziamenti grazie alla firma di due deputati, spesso di schieramento opposto, che hanno dichiarato l’appartenenza della testata a un movimento politico. Come il Giornale d’Italia, ‘Organo del movimento unitario pensionati uomini vivi’, che gira parte dei suoi contributi alla Lega. Ma non sono i soli, ci sono anche le Tv locali, per esempio Teleoggi, con i soldi pubblici ha “ringraziato” l’ex ministro Gasparri per l’attenzione dimostrata. Anche Radio Padania e Radio Maria incassano. E anche il quotidiano “Sportsman, Cavalli e Corse”. Alla fine della fiera i giornali prendono un sacco di soldi ma i giornalisti precari e sottopagati sono sempre di più."

Questo è tratto dalla trasmissione report; potete trovare il testo integrale qui: report.

Se invece volete consultare i dati ufficiali del ministero: finanziamento pubblico 2006.

 

Scritto da: Voi

3 Commenti

  • david chialli Mercoledì 12 Gennaio 2011

    david chialli

    capisco il precariato da giornalisti, in quanto precario di nessuna specializzazione o speciale tecnica.. ma non sarebbe meglio eliminarlo del tutto e completamente, questo finanziamento ai quotidiani?.. perché se un quotidiano riceve soldi da un politico o da una certa politica, dovrà necessariamente dare in cambio qualcosa a quel politico e a quella politica.. si chiama prezzolatura, cioè dare un prezzo, assegnare un costo e un'etichetta.. i quotidiani, in quanto elemento medio tra dirigenti e società civile, elemento libero e non istituzionalizzato, sono la cartina di tornasole della democraticità di un paese.. ora, io mi chiedo, come può questa cartina di tornasole, così diversa dalle istituzioni garanti della costituzione e dei corretti rapporti e modi statali, come può lei così libera per principio, dipendere da finanziamenti elargiti direttamente da coloro che rientrano nell'oggetto della critica, coloro che dovrebbero essere il bersaglio di una buona informazione che sappia argomentare vizi e virtù di una politica troppo ambigua? Il parlamento è eletto liberamente; e liberamente dovrebbero essere eletti anche i quotidiani, secondo il libero arbitrio di chi li compra. Solo l'euro dato all'edicolante, dovrebbe essere il finanziamento al quotidiano.. a un quotidiano, quello che si è scelto.. non ai quotidiani


  • Admin Giovedì 13 Gennaio 2011

    Admin

    Come al solito il problema non è nelle intenzioni di chi ha legiferato ma dell'uso che è stato fatto della legge.

    In altre parole io sono convinto che il finanziamento statale all'editoria sia giusto nel momento in cui il suo scopo è quello di promuovere la cultura, ma se diventa l'ennesimo strumento di propaganda e serve solo ad arricchire i partiti garantendo nuovi introiti allora qualcosa decisamente non funziona e deve essere rivisto.


  • Pino Mercoledì 21 Settembre 2011

    Pino

    Eliminando questa pioggia di denaro pubblico potremmo risolvere il problema del debito pubblico e delle finanziarie.


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