Una definizione di energia alternativa potrebbe essere: “fonte energetica in grado di produrre energia elettrica senza ricorrere a petrolio o carbone”. Anche se a molti di voi potrà sembrare corretta, in realtà contiene delle imprecisioni di non poco conto. Parlare di un'alternativa implica poter confrontare dei dati; nel caso di fonti energetiche alternative al petrolio bisogna prendere in considerazione molti fattori: tra i più importanti vi sono i costi di produzione e soprattutto la quantità di energia che può essere prodotta, senza i quali parlare di energie alternative risulta fuorviante.
Alla base del concetto di energie rinnovabili sta invece il fatto di ricavare energia da fonti che possono considerarsi “inesauribili”; il termine ‘rinnovabile’ non implica un paragone e quindi le osservazioni fatte precedentemente diventano irrilevanti.
Questo tipo di distinzione risulta fondamentale quando, ad esempio, si parla di nucleare: l'uranio non è una fonte di energia rinnovabile mentre, di fatto, l'energia nucleare è una (forse l'unica al momento, nda) vera alternativa a petrolio e carbone per la produzione di energia elettrica su vasta scala. Appare quindi evidente che fonti rinnovabili come l'eolico o l'idroelettrico non possono essere considerate fonti “alternative su vasta scala” perchè ovviamente necessitano di caratteristiche ambientali specifiche.
Il solare merita un discorso a parte, in quanto può essere sfruttato (più o meno) ovunque. Ciò che impedisce di considerarlo una vera fonte alternativa è lo scarso rendimento dei pannelli fotovoltaici attualmente in commercio; la situazione sta rapidamente cambiando e nuovi modelli sempre più efficienti entrano in commercio a un ritmo costante, ma per il momento è prematuro parlare del solare in termini di energia alternativa.
Per concludere penso sia giusto chiarire il ruolo dell'idrogeno. Molti ritengono erroneamente che l'idrogeno sia una fonte di energia, mentre in realtà è solamente un vettore, paragonabile ad una batteria.
L'idrogeno non è direttamente disponibile in natura: lo si trova in moltissimi composti chimici, come l'acqua e gli idrocarburi, ma per liberarlo è necessario fornire un'energia sufficiente a spezzare questi legami. Per entrare nel merito bisogna sapere che la combustione dell'idrogeno libera meno energia di quella impiegata per raffinarlo, o per essere più precisi, l'energia sfruttabile dalla sua combustione risulta minore di quella impiegata per produrlo; ciò deriva dal secondo principio della termodinamica, il quale stabilisce che in nessun caso si può “fabbricare” energia, ma solamente trasformarla.


La produzione di energia elettrica è sicuramente l'argomento che più tocca l'opinione pubblica in merito alle tematiche ecologico-ambientali. Come spesso accade, purtroppo il grande interesse dimostrato non viene ricompensato da una adeguata informazione, il cui risultato è una grande confusione.

