Hacker vs Cracker

Mercoledì 30 Giugno 2010

riesce ad inserirsi in un sistema o in una reteIl temine hacker è sicuramente uno dei più usati dai media quando si parla di crimini informatici, l'archetipo che si è costruito nel corso degli anni è ormai consolidato nell'immaginario collettivo. Il significato che gli viene dato è quello di “pirata informatico”, persona in grado di introdursi in un computer con lo scopo di rubare informazioni o danneggiarne gli ignari proprietari. Come spesso accade una visione così semplicistica non corrisponde esattamente alla realtà.

 

Per capire meglio il fenomeno degli hacker è necessario fare un passo indietro e andare a vedere come e perchè sono nati.
Il termine deriva dall'inglese “to hack”, coniato negli anni cinquanta al MIT (Massachussets Institute of Technology): il suo significato è pressappoco quello di “scemenza” o “goliardata”; i primi hack infatti erano scherzi innocui ed ingegnosi nati dalla necessità di spezzare i momenti di tensione.

Sul finire degli anni cinquanta hack cambiò di significato e il termine hacker venne usato per denotare un gruppo di appassionati di modellismo ferroviario; in quel contesto riuscire a riprogettare un tratto di rete risparmiando dei relè (componente elettronico analogo ad un interruttore automatico) significava poter ampliare la rete stessa senza ricorrere a costosi componenti aggiuntivi.

 

L'accezione informatica del termine hack nasce proprio da qui, infatti i primi modelli di gestione di processi concorrenti sfruttano meccanismi analoghi alla gestione dei treni lungo le tratte ferroviarie.

Il nuovo contesto informatico introdusse nuovi significati al termine, hack ora significava anche modificare il codice sorgente di programmi per migliorarne le prestazioni o aggiungere nuove funzionalità, spesso non usando i metodi canonici, ma adottando anche strategie rozze o fantasiose.

 

Lo “spirito hacker” si è sempre basato sull'idea che la condivisione della conoscenza sia un punto di forza, proprio per questo movimenti come l'open source o il copyleft sono nati e si sono sviluppati attorno alle comunità di hacker.

 

white black hat hackerUna buona definizione di hacker potrebbe essere: qualcuno che riesce ad inserirsi in un sistema o in una rete per aiutare i proprietari a prendere coscienza di un problema di sicurezza, in questo caso vengono chiamati "white hat hacker" o "sneaker"; molti di loro sono impiegati in aziende di sicurezza informatica e lavorano nella completa legalità.

Gli altri vengono definiti "black hat hacker" sebbene spesso il termine venga connotato anche in maniera più negativa del semplice "aiutare i proprietari" e collegato al vero e proprio vandalismo.

 

Ora che il significato di hacker è stato chiarito possiamo dedicarci ai cracker.

I cracker sono programmatori che si ingegnano per eludere o eliminare blocchi imposti a software generalmente di tipo commerciale. Questi non si preoccupano dell'“etica” in quanto il loro scopo è riuscire a trarre profitto dalle loro azioni, per questo le attività di cracking possono rientrare anche in contesti di spionaggio industriale.

Nella maggior parte dei casi il loro fine è danneggiare un sistema o una rete, per fare questo possono ricorrere anche a tecniche messe a punto dagli hacker, ma come si è visto non ci sono altri punti di contatto tra queste figure.

 

Una delle principali tecniche di attacco è il cosiddetto DoS (Denial of service); questa tecnica prevede di bombardare di richieste un servizio, come ad esempio un sito web, per riuscire a danneggiarlo. Per portare in maniera efficace questo tipo di attacco è necessario disporre di parecchi computer, per questo motivo i cracker cercano di controllare, attraverso virus, trojan, ecc. molti computer fino a formare una botnet da utilizzare poi per portare a compimento questi attacchi.

 

Scritto da: Admin

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