Quote latte: riassunto della puntata di Annozero “Padania al verde”

Lunedì 28 Giugno 2010

La questione delle quote latte ha inizio nel 1984. Passato un quarto di secolo, il problema non è stato ancora risolto del tutto e molti interrogativi sono rimasti ancora senza risposta.
Voglio proporvi un resoconto della puntata di Annozero del 9 aprile 2010, intitolata “Padania al verde”, che da sola riassume diversi punti focali della controversa faccenda.

 

I dati e i fatti

Allo stato attuale delle cose, in Italia le aziende agricole spariscono ad una media di 5.000 l'anno; nessun altro settore ha questa mortalità. Questo accade perchè prima del 1984 molte di queste aziende basavano il loro bilancio sulla produzione e sulla vendita del latte, come veniva fatto da generazioni secondo la tradizione contadina. Ora il latte non rende più come una volta: un litro di latte fresco di mungitura costa al contadino 0,37€ circa; in questo costo vanno conteggiate le ore di lavoro, le attrezzature (dai trattori per coltivare i campi alle mungitrici), il veterinario che controlla lo stato di salute delle vacche. Le spese sono molte e al bilancio di ogni anno deve essere associato un certo margine di rischio legato a vari fattori come, ad esempio, il tempo atmosferico.

 

Per garantire una sopravvivenza minima all'azienda agricola, occorre che al produttore vengano versati 0,40€ per ogni litro di latte. Questo solo per andare in pari con i conti e mettere qualcosa da parte per sè e la famiglia, senza considerare che non sarebbero sufficienti a coprire le spese di un mutuo per un nuovo macchinario.

Un litro di latte viene invece pagato al contadino circa 0,26€ al litro, meno dei costi di produzione. Come mai? Il fatto è che il latte veniva pagato dai diretti acquirenti degli allevatori grazie anche alle sovvenzioni stanziate dalle politiche agroalimentari, indipendentemente dal latte prodotto.

Dopo l'introduzione delle quote latte, ovvero quando le sovvenzioni all'agricoltura sono passate sotto il controllo delle politiche europee, viene pagata secondo le sovvenzioni solo la quota assegnata all'allevatore; il restante prodotto è così molto svalutato, tanto da mandare in perdita l'intera transazione.

 

I contadini hanno avuto la possibilità in passato di acquistare quote latte, ovvero dover comprare il loro naturale diritto a produrre a vendere latte di qualità ad un prezzo equo che permettesse loro la sopravvivenza. Solo pochi si sono potuti permettere una quantità sufficente, generalmente quelle aziende che da piccole imprese si sono dovute evolvere e riconvertire massicciamente per stare al passo con i tempi. Dove sta l'inghippo? Chi ha acquistato una quantità di quote latte esigue a causa del loro numero basso o del loro costo elevato è stato costretto a chiudere, vedendosi sottratto e commercializzato il diritto a produrre e non riuscendo più a far quadrare i bilanci.

 

Le obiezioni

Sulla carta, la manovra dell'Unione Europea mirava a riequilibrare le importazioni di prodotti alimentari, grazie anche ai dati raccolti sulla produzione dei vari prodotti in ogni singolo Stato. Sulla carta. Nella realtà la faccenda è più confusa.

 

Il primo punto che voglio chiarire è stato sollevato durante la puntata Annozero dedicata all'aumento di prezzo del latte.

Far produrre meno quantità di un bene ad una determinata zona comporta effettivamente un aumento del suo prezzo sul mercato, in quanto una scarsità di offerta a parità di domanda produce generalmente questo effetto; non si capisce se questo fosse effettivamente voluto e chi ne avrebbe beneficiato. Comunque sia il problema è un'altro e nasce nel momento in cui il nostro Paese, durante le trattazioni per fissare la propria quota, ha accettato di produrre metà del latte che abitualmente viene consumato nel territorio italiano. Questo, sempre sulla carta, doveva servire ad aumentare le importazioni di latte a favore degli altri stati membri, senza tenere conto che anche gli altri stati membri non avevano la possibilità di mantenere un simile regime di offerta.

Risultato: la produzione di latte è fortemente disincentivata in tutta Europa, soprattutto a livello locale; questo genera un mercato di importazioni da Stati dell'est Europa ed extra europei, che favorisce i bilanci delle aziende di distribuzione, non quelle di produzione.

 

Gli allevatori locali, sia quelli che sono stati costretti a chiudere le proprie aziende sia quelli che tuttora tirano la cinghia per continuare a produrre, si chiedono il senso della manovra: perchè favorire le importazioni di latte quando poteva invece essere incentivata l'economia locale, l'agricoltura biologica, i prodotti a chilometro zero ed il mercato diretto tra produttore e consumatore? Non solo, perchè favorire economicamente prodotti di dubbia fattura, spesso scadente ed importato dall'estero con marchio "made in Italy" (quindi contraffatto) a scapito di migliaia di attività agricole locali? A queste domande gli inviati non hanno trovato risposta.

 

Dalle risposte degli intervistati risulta evidente come le potenze politiche ed economiche non hanno idee, strumenti e capacità per agire in favore della popolazione, ovvero non si sono dimostrate attente e capaci di rispondere alle esigenze dei loro elettori e compratori. Sono stati indetti scioperi e manifestazioni nell'indifferenza della classe politica, sono state aperte inchieste solo per scontrarsi contro un muro di gomma silenzioso. Nello studio di Annozero (ma non solo lì) ci si chiede se questa politica faccia effettivamente al caso nostro; se questa istituzione vuole avere ancora la fiducia del suo elettorato, deve imparare ad essere più trasparente e in grado di rispondere alle obiezioni che le vengono mosse, senza chiudersi a riccio liquidando le richieste con modalità che rasentano il regime.

 

Le conclusioni

Analizzando molti dei prodotti con marchio "made in Italy" dell'industria casearia scopriamo un'elevato conenuto di furosina, una sostanza che determina indirettamente la qualità del latte. Secondo le analisi su un campione dichiarato di alta qualità abbiamo valori 6 volte superiori a quelli che si riscontrano su un campione di latte fresco, che fanno sospettare che almeno metà del prodotto sia stato tagliato con l'aggiunta di latte in polvere rigenerato. Il fatto che questo latte sia dichiarato "made in Italy" o prodotto fresco è una violazione della legge. Il latte in polvere è latte liofilizzato, quindi ha perso gran parte del suo patrimonio vitaminico (le vitamine sono molecole facilmente denaturabili, bastano minime variazioni di temperatura o della concentrazione d'acqua per renderle inservibili all'organismo), e il processo di rigenerazione è facilmente riscontrabile dall'elevata quantità di furosina.

 

Ecco quindi le conclusioni emerse ad Annozero: le grandi industrie di distribuzione e produzione di latte hanno acquistato una massiccia quantità di quote latte, lasciando i piccoli produttori a scannarsi per quelle poche rimaste disponibili, questo per poter giustificare le grandi quantità di latte vendute. Acquistandolo liofilizzato e a un prezzo inferiore si possono ricavare i logici profitti, senza che nessuno si preoccupi di verificare la quantità di vacche posseduta, che non risulterebbe proporzionale alla quantità di latte venduta ai distributori. Questo latte in polvere rientra nella quantità di latte certificato europeo, sovvenzionato dagli incentivi dell'UE, il che rappresenta una vera e propria beffa ai piccoli produttori che ora non hanno più la loro precedente attività.

 

Voglio aggiungere una nota personale. Questa, come altre, non sono battaglie perse per l'informazione. Fino a che tutto non sarà chiarito nei dettagli non possiamo accontentarci delle risposte che finora ci sono state fornite.

 

Scritto da: Enrico

6 Commenti

  • Mario Venerdì 08 Ottobre 2010

    Mario

    La puntata di Annozero era fatta molto bene ed ha spostato finalmente l'ottica mettendo a fuoco le vere ragioni del disastro provocato da questo sistema iniquo e mal gestito.
    Aggiungerei a ciò che hai ben messo a fuoco un altro particolare. Ti sei chiesto come mai la posizione delle maggiori associazioni di categoria, tradizionalmente discordi su quasi tutte le problematiche agroalimentari, in questo caso sono assolutamente convergenti nel dare addosso ai cosiddetti splafonatori ?? Se pensiamo un attimo al grande e lucroso mercato generatosi intorno alle quote una decina di anni fa il motivo non può sfuggire. Le quote furono assegnate gratuitamente in origine ai produttori che ne fecero richiesta ed in ragione di una presunta loro capacità di produzione mai verificata in realtà. il mercato che ne nacque dopo fu incentivato proprio da queste organizzazioni che consigliarono a chi era deficitario di mettersi a posto comprando e pagando a caro prezzo le quote necessarie. Sappiamo tutti bene che il mercato fu gestito dai centri di assistenza agricola .... quindi, chi sa a chi fanno riferimento questi organismi capisce bene il perchè ora siano tutti d'accordo.


  • Enrico Sabato 23 Ottobre 2010

    Enrico

    Mi fa pensare tutto ad un grande affare a livello internazionale... però non mi permetto di espormi troppo ancora. Meglio che mi documenti più in profondità. Anche gli inviati di annozero si sono scontrati con il muro di silenzio, unica risposta dei soliti noti, un silenzio che noi persone a noi persone curiose risulta sgradito e famigliare.
    Su questi centri di assistenza agricola mi cogli impreaparato, inutile negarlo. Mi sembra un valido spunto per un ulteriore approfondimento. Che sappia io fanno riferimento all'AGEA.
    Grazie per la segnalazione, intanto.


  • Mario Domenica 14 Novembre 2010

    Mario

    I centri di assistenza agricola sono gestiti dalle associazioni di categoria (coldiretti, confagricoltura, cia etc. etc) in forza di una convenzione con agea.


  • MIRO Lunedì 03 Gennaio 2011

    MIRO

    vedo e leggo con piacere che qualcuno capisce il problema;voglio aggiungere
    solo alcuni aspetti che danno il senso della grande truffa che si è perpetrata a carico di chi onestamente svolge il proprio mestiere nell'interesse della propria famiglia,del consumatore e del paese tutto:
    nella trasmissione di annozero è,per esempio, emerso il fatto che persino
    le analisi sul latte d'importazione,per legge,non si possono efettuare.
    E' chiaramente emerso il fatto che ad oggi nel nostro paese non si conosce esattamente(ovvero,si finge di non conoscere)il numero di vacche esistenti ed
    il latte da loro prodotto,come pure aggingo io,non si conosce o si finge di non conoscere esattameente il numero delle aziende esistenti(basta controllare i dati pubblicati o da agea,dal Sian,da AIA e così via ,per notare che non ve ne uno che corrisponda all'altro. INCREDIBILE).
    Nella trasmissione sul numero delle vacche vi sono state 2 belle interviste a carico di due stalle che sulla carta avevano una 72.000 vacche
    e l'altra 12.400. LE STALLE PIU GRANDI AL MONDO!!! Solo sulla carta naturalmente,e naturalmente totalmente all'insaputa dei titolari. Solo che abbiamo scoperto che su queste VACCHE,viene erogato un contributo di 300euro e se si considera che nel nostro paese di dette VACCHE ne risultano
    ,sempre solo sulla carta,ben 800.000una più una meno,il conto di contributi intascati da QUAlcuno è PRESTO FATTO. cIAO A TUTTI MIRO


  • Enrico Mercoledì 19 Gennaio 2011

    Enrico

    Grazie Mario per il chiarimento: aggiunge un'altro tassello a questo mosaico!
    Grazie Miro per i dati che ci hai fornito che effettivamente completano la visione d'insieme di questo articolo (lungi da essere chiusa l'intera vicenda). E da anche una buona cornice all'assurdità raggiunta dall'informazione del Paese.
    Sperando in un sempre maggiore interesse da parte dell'opinione pubblica, non posso fare altro che augurarmi che venga fatta luce in proposito prima possibile. Sono state prese in giro troppe persone, oltre al danno causato all'economia di una vasta regione ed al made in Italy alimentare... ma almeno la verità la possiamo ancora pretendere, spero.


  • loren Martedì 13 Dicembre 2011

    loren

    Con i fatti che stanno succedendo oggi in Europa, mi sto accorgendo sempre più che L'Unione Europea è uno strumento di punizione, più che un aiuto. Non so perché, ma ho ripensato alle quote latte, di qualche anno fa. Mi ero sempre chiesta come mai si dovesse impedire a qualcuno di produrre ciò che vuole: il consumatore avrebbe preferito il latte più conveniente per qualità-prezzo e tutto sarebbe stato automatico, avrebbero chiuso le aziende non in grado di competere. Questo è il mercato da sempre. Si chiama concorrenza. Lo Stato (o Unione) dovrebbe aiutarci, non vessarci. E' lui al nostro servizio, non viceversa...


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