Rifiuti da Apparechiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE)

Mercoledì 12 Maggio 2010

Rifiuti da Apparechiature Elettriche ed ElettronicheLa gestione dei RAEE (Rifiuti da Apparechiature Elettriche ed Elettroniche) è una tematica che si sta facendo strada nelle nuove politiche ambientali, tanto che l'Europa nel 2005 ha emanato tre direttive comunitarie in materia di smaltimento (2002/95/CE, 2002/96/CE, 2003/108/CE). La cultura dell'eco-sostenibilità mira allo sfruttamento delle apparecchiature elettroniche ed elettriche dismesse, in quanto i loro componenti non diventano rifiuti perchè smettono di funzionare, ma semplicemente la competitività e la continua evoluzione di questo mercato tende a far considerare come obsolete apparecchiature perfettamente funzionanti.

 

 

I RAEE sono in aumento con un tasso di 3,5 volte superiore ai normali rifiuti urbani e contengono materiali altamente inquinanti per l'ecosistema, tra cui i metalli pesanti, hanno un costo di smaltimento elevato a causa della loro complessità e molteplicità. Inoltre spesso sono ingombranti e difficili da trasportare, come televisori o frigoriferi. Le normative mirano alla gestione gratuita dei RAEE da parte dei rivenditori o della ditta produttrice, in modo da evitarne l'abbandono da parte dei cittadini.

 

L'Italia ha recepito le direttive europee con il D.Lgs.151/2005 che, come prima cosa, stabilisce la differenza tra RAEE "storici", ovvero quelli derivanti da apparecchiature immesse sul mercato prima del 13 agosto 2005, e RAEE "nuovi", immessi dopo tale data. Finalmente, nel giugno del 2010 entreranno deifinitivamente in vigore in Italia gli ultimi decreti attuativi della normativa europea. Negli anni sono stati elaborati con tempistica squisitamente italiana, ma si è dovuto tenere conto di numerosi fattori per capillarizzare nel territorio e nelle istituzioni tutte le leggi necessarie.

 

Il decreto impone ai produttori la riduzione e l'eliminazione di alcune sostanze pericolose per l'ambiente dalle apparecchiature elettroniche, quali piombo, mercurio, cadmio, cromo esavalente, bifenili polibromurati ed etere di difenile polibromurato, senza contare un'adeguata procedura di smaltimento delle sostanze ozono lesive (Ozone Depleting Substances, OSD) degli impianti di refrigeramento, come i cloro-fluoro-carburi o CFC.

Si impone una percentuale del 75% in termini di peso di recupero e del 65% di riciclaggio e reimpiego di componenti, materiali e sostanze, in modo da incentivare la progettazione di componentistiche durevoli e facilmente riutilizzabili, senza per forza dover essere smantellate riciclate e riassemblate.

 

raccolta differenziata RAEEVengono anche regolamentati una serie di servizi che vengono offerti al cittadino: il ritiro dell'usato, il simbolo della raccolta differenziata dei RAEE (nell'immagine a fianco) chiaramente identificabile sulla confezione e nelle istruzioni per l'uso e le informazioni necessarie ad identificare il produttore. A questo si aggiunge il fatto che il rivenditore è tenuto ad allegare alla confezione le modalità di riciclaggio, i rischi ambientali e le sanzioni che si incorrono nell'abbandono di tali apparecchiature allo scopo di informare e sensibilizzare l'acquirente.

Il decreto prevede anche che i rivenditori di apparecchiature elettriche ed elettroniche siano in grado di ritirare gratuitamente quelle dismesse, consorziandosi tra loro o convenzionandosi con il comune.

 

Le cifre sono state stimate con campioni raccolti da gennaio a settembre del 2009 e, lungi dall'essere definitive o concordanti tra le fonti, hanno evidenziato da subito una buona risposta da parte della popolazione. Purtroppo viene anche evidenziata una forte disomogeneità nella qualità del servizio, come popolazione percentuale coperta, e nella quantità stessa pro capite di RAEE raccolti nelle varie regioni italiane; questo problema è legato prevalentemente alla scarsità e diversità di informazione e sensibilizzazione verso i cittadini, ma anche ai costi di gestione ed organizzazione che hanno dovuto fronteggiare alcuni comuni.

 

L'8 marzo 2010, a scanso di equivoci, è stato pubblicato un decreto semplificativo (D.M.65/2010), denominato "uno contro uno", il quale stabilisce che incluso nel prezzo dell'elettrodomestico c'è anche il costo di ritiro dell'usato precedente e dello smaltimento da parte del rivenditore se l'apparecchiatura acquistata è dello stesso tipo di quella dismessa.

Per ulteriori chiarimenti sugli ecocentri attrezzati, sul recupero e le sue tempistiche vi rimando al Centro di Coordinamento RAEE.

 

Credo sia necessario sottolineare come questi provvedimenti siano stati adottati basandosi su un'ottica che vede le materie prime come risorsa limitata, senza contare che la loro produzione richiede ingenti quantità di energia. Acquistare le stesse materie prime comporta una spesa che si perpetua nel tempo per l'azienda, mentre la ricerca per la tecnologia e per il riciclaggio si paga una volta sola e può essere anche venduta o scambiata rapidamente.

 

I progressi fatti sono enormi: dagli scarti di materiale plastico possono essere ricavate coperte, dal rame dei circuiti elettrici si ricavano le tubature delle case, solo per citare solo alcuni esempi. Se poi aggiungiamo un'adeguata politica di riutilizzo, ovvero recuperare il materiale funzionante ed usarlo per lo scopo per cui era stato pensato e progettarlo senza trasformarlo, allora si arriva al vero risparmio e alla vera ecologia.

 

Il quadro del problema, naturalmente, rimane ancora incompleto, seppur non senza soluzioni; se la ditta produttrice di apparecchiature tecnologiche investe meno in materie prime e maggiormente in riciclaggio, le ditte produttrici di materie prime per la componentistica si troveranno svantaggiate nel mercato. Non sarà certo un tuffo a picco, ma nel lungo periodo occorrerà tenere conto anche di questi problemi, cercando soluzioni alternative per salvaguardare i posti di lavoro. Inoltre nel periodo di riconversione della catena produttiva, la gestione ed il riciclaggio dei RAEE comporterà bilanci economici più gravosi per le ditte produttrici, di trasporto e di vendita.

 

In definitiva possiamo dire che sia stato compiuto un altro passo avanti verso un futuro più sostenibile, a scapito di alcuni sacrifici nel presente; sono stati risolti numerosi problemi nel lungo termine, evitando inutili sprechi e danni all'ambiente, problemi che si sarebbero amplificati con l'avanzare degli anni, richiedendo, in proporzione, sforzi maggiori.

 

Scritto da: Enrico

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