Questa figura, le cui caratteristiche sono state gradualmente perfezionate sin dal Trattato di Amsterdam del 1997, viene spesso paragonata al ministro degli esteri operante nei diversi contesti nazionali: con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, all’inizio del 2010, questo soggetto politico entra in una fase operativa e burocratica pienamente concreta. L’Alto Rappresentante viene nominato dal Consiglio europeo, con l’accordo del Presidente della Commissione UE e ricopre l’incarico per 5 anni, come tutti gli altri commissari dell’Unione.
Lo stesso Rappresentante potrà poi agire come membro della Commissione (di cui sarà anche vice-presidente, ndr) o come “mandatario” del Consiglio, a seconda delle iniziative che si troverà ad affrontare. In definitiva, svolgerà un ruolo molto simile a quello che ricopriva prima del Trattato di Lisbona il Segretario Generale del Consiglio, con poteri tuttavia accresciuti e più specifici, legati appunto all’ambito della sicurezza territoriale.
Questa nuova entità burocratica diventa automaticamente Presidente del Consiglio dei ministri degli esteri UE, oltre a detenere il controllo del servizio diplomatico europeo, altro organo introdotto dal Trattato di Lisbona.
“Mister PESC” (o Mrs., sarebbe il caso di dire) è responsabile della politica estera dell’Unione, rappresentando le idee dell’ente confederato in azioni che esso intende intraprendere nei confronti di altri organismi o in occasione di assemblee intergovernative.


PESC è l’acronimo di “politica estera e di sicurezza comune”. Questo aspetto rappresenta una delle tematiche principali nell’organizzazione interna dell’Unione Europea. Il Trattato di Maastricht del 1992 ha associato a questo aspetto una figura concreta, l’Alto Rappresentante per la PESC, incarico per cui nel novembre dello 2009 si era ipotizzata la designazione dell’ex Primo ministro italiano Massimo D’Alema (cui è stata poi preferita l’inglese Catherine Ashton, attuale titolare dell’incarico).
