PM10

Martedì 16 Febbraio 2010

PM10 è un identificativo formale di particulate matter (materiale particolato), formato da particelle di diametro aerodinamico equivalente medio inferiore a 10 micron (µm, 1µm = 1 millesimo di millimetro, ndr), quindi invisibili ad occhi nudo. La pericolosità intrinseca a queste polveri inalabili è dovuta alle loro dimensioni e alla conseguente capacità di raggiungere le diverse parti dell'apparato respiratorio: tratto superiore (naso e laringe, fino a 10µm), trachea e bronchi (5 - 2,5µm), bronchioli (fino a 2,5µm, particolati fini) e alveoli (fino a 1µm, particolati ultrafini e nanopolveri).

 

 

Queste particelle sono frammenti di sostanze organiche (fibre animali e vegetali, pollini, batteri, spore, ceneri) e inorganiche (metalli pesanti, fibre di amianto, solfati, nitrati, polveri di carbone e di catrame), la cui origine può quindi essere naturale (erosione del suolo, incendi boschivi, eruzioni vulcaniche, dispersione di pollini, sale marino) o antropica, ovvero conseguenza dell'attività umana, di tipo inorganico (processi di combustione, usura e attrito meccanico).
La combustione che avviene nei motori a scoppio non è la fonte principale di PM10 nelle aree urbane, seppur diventi preponderante in alcuni casi specifici; con questo, tanto discusse iniziative come le "domeniche a piedi" non devono essere considerate inutili, in quanto il blocco del traffico veicolare è senz'altro un provvedimento più agevole ed economico della sospensione dell'attività di impianti di riscaldamento, impianti industriali, inceneritori e centrali termoelettriche.

 

Gli effetti nocivi dei PM10, sia acuti sia cronici, sono legati alla loro concentrazione nell'aria che respiriamo: come possiamo circoscriverli? L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/WHO) ha dichiarato che non è possibile individuare un valore al di sotto del quale i PM10  non provochino un danno alla salute e la loro presenza è ineliminabile. L'allegato III del D.M. 60/2002 (attuazione del D.Lgs. 351/1999, ndr) stabilisce valori limite e margini di tolleranza (percentuale del valore limite nella cui misura tale valore può essere superato e le modalità secondo le quali tale margine deve essere ridotto nel tempo, ndr) ritenuti accettabili per la protezione della salute umana:

 

  • 50µg/m3 come valore medio misurato nell'arco di 24 ore, da non superare più di 35 volte l'anno, con margine di tolleranza al 50%
  • 40µg/m3 come valore medio annuo, con margine di tolleranza al 20%

 

Tali livelli, in relazione al loro impatto sulla salute, sono consultabili in tempo reale sul portale La Mia Aria, nato in relazione alla campagna "PM10 ti tengo d'occhio" di Legambiente.
Per un'idea più approfondita della situazione nel nostro paese vi invito alla lettura del rapporto dell'OMS del 2006: "Danni alla salute da PM10 e ozono in 13 città italiane" (in inglese).

 

Scritto da: Andrea

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