Il termine "quota latte" ne sostituisce uno più tecnico e di uso meno comune, il prelievo supplementare, ovvero uno strumento di politica agraria. Questo provvedimento è stato introdotto nel 1984 nel regolamento comunitario per evitare surplus agricoli, ovvero produzioni non necessarie di un determinato bene derivante dall'agricoltura; modificato poi negli anni, serve a regolarne la produzione, in questo caso il latte, su tutto il territorio dell'Unione Europea. Per avere una stima del latte effettivamente prodotto in ogni stato venne selezionato un anno di riferimento, che per l’Italia era il 1983, per fissare la quota di ogni singolo stato membro.
L'azione del provvedimento è quella di limitare la produzione eccessiva da parte dell'allevatore tassando fortemente la vendita oltre la propria quota latte personale, tanto da renderne la produzione sconveniente. In questo modo i diretti acquirenti degli allevatori fungono da sostituti d'imposta: latterie, caseifici o qualsiasi altra azienda che acquista il latte devono essere a conoscenza della quantità venduta da ogni singolo produttore, da cui per ogni litro di latte oltre quota viene trattenuto il prelievo stabilito dalle norme comunitarie al pagamento.
In realtà in Italia nel 1983 la produzione era stata sottostimata a causa della forte frammentazione dell’attività produttiva, una statistica che verrà pagata molto cara negli anni: vennero denunciati 9 milioni di tonnellate l’anno, quando la media nazionale era di 11,5 milioni di tonnellate. Negli anni successivi, quando ormai le quote erano state fissate ma la produzione eccedeva continuamente, l’Italia si trovò a dover fronteggiare una multa per compensare l’eccesso di produzione, che sarebbe poi ricaduta sui conti delle singole aziende. Infuriò una battaglia diplomatica fino al 1992, con numerose proteste anche da parte degli agricoltori, quando l’Italia vinse contestando l’ulteriore taglio delle quote di ogni stato membro, al nostro paese era stata assegnata la quota di 9 milioni di tonnellate nel 1989. Vennero presi provvedimenti a livello nazionale atti a monitorare l’attività delle singole aziende, stimare le quantità di latte effettivamente prodotto e individuare eventuali comportamenti fraudolenti, nel frattempo l’Italia si oppose al pagamento di una multa da 5.600 miliardi delle vecchie lire, secondo le fonti più pessimistiche, che riteneva iniqua. La commissione dell’agricoltura ritenne giusta la posizione del nostro paese in merito, la quota italiana tornò ad essere di 9,9 miliardi di tonnellate, la multa venne abbassata considerando retroattivo questo valore fino al 1989. La produzione eccedeva comunque, quindi la multa doveva esserci, ma stavolta ridotta a 2,5 mila miliardi. Naturalmente vi erano alcuni stati membri che si opposero a questo provvedimento, chiedendo di non considerare la retroattività della legge e di far pagare la multa per intero.
Successivamente le proteste degli agricoltori si focalizzarono sul far pagare la multa solo ai responsabili dell’eccedenza, ovvero le aziende che non avevano dichiarato la quota in base alla reale produzione, ma solo secondo la scarsa produzione dell’anno di riferimento. In questo modo giustizia sarebbe stata fatta, mediando per un pagamento rateale di oltre 30 anni della multa da parte di quelle aziende che operarono fuori dalla legalità.
Ad oggi, secondo il ministero dell’agricoltura, la battaglia diplomatica è stata vinta: l’Italia ha ottenuto un trattamento di favore nel calcolo futuro delle quote, mentre per gli altri paesi è previsto un aumento dell’1% per 5 anni, l’Italia ha ottenuto il 5% a partire dal 1 aprile 2009, si parla di 620 mila tonnellate di latte, pari a un valore di mercato annuo di circa 240 milioni di euro, cifre che consentono di gestire i quantitativi in esubero a livello nazionale. Il ministro ha precisato che non ci saranno sanatorie per i cosidetti ‘splafonatori’, un neologismo di dubbio gusto per riferirsi a coloro che negli anni hanno dichiarato di meno di quanto producevano. Le quote verranno ripartite anche a loro: “Si tratta – ha dichiarato il Ministro - di riportare alla legalità coloro i quali, in virtù di un sistema iniquo, sono stati costretti a lavorare al di fuori della legalità". Naturalmente anche queste dichiarazioni hanno suscitato diverse polemiche: secondo gli agricoltori, infatti, il decreto serve a proteggere proprio chi ha ecceduto nella produzione, invece di aiutare chi ha vissuto nella legalità.
Sono stati 24 anni di trattative e di proteste, durante i quali molte aziende agricole che commerciavano soprattutto latte sono state costrette a chiudere. Non siamo usciti certo senza cicatrici, soprattutto per un paese come il nostro dove il settore primario è quello fondamentale. Questa, sicuramente, è la prima cosa da tenere presente: senza agricoltura ed allevamento non si mangia. Preservare questo settore senza conflitti è la cosa principale, specialmente guardando al futuro incerto che ci attende.
Quote latte: riassunto della puntata di Annozero “Padania al verde” del 9 aprile 2010


In questo momento vi scrivo dal paese dove ho passato i primi dieci anni della mia vita. Sono nato nel 1984, anno in cui l’Unione Europea ha introdotto le quote latte. Il paesaggio è rimasto immutato, ma quel provvedimento ha scosso la comunità, come tanti altri paesi nelle campagne circostanti. Molte aziende agricole hanno dovuto cambiare, per tenersi al passo, altre hanno dovuto chiudere. Tra quelli interrogati sull’argomento, vi è anche chi non ne vuole parlare; ricordare i tempi difficili degli scioperi ed i sacrifici che sono stati fatti non è piacevole. Ma andiamo con ordine.

