Quote latte

Lunedì 15 Febbraio 2010

Bambina che mungeIn questo momento vi scrivo dal paese dove ho passato i primi dieci anni della mia vita. Sono nato nel 1984, anno in cui l’Unione Europea ha introdotto le quote latte. Il paesaggio è rimasto immutato, ma quel provvedimento ha scosso la comunità, come tanti altri paesi nelle campagne circostanti. Molte aziende agricole hanno dovuto cambiare, per tenersi al passo, altre hanno dovuto chiudere. Tra quelli interrogati sull’argomento, vi è anche chi non ne vuole parlare; ricordare i tempi difficili degli scioperi ed i sacrifici che sono stati fatti non è piacevole. Ma andiamo con ordine.

 

Il termine "quota latte" ne sostituisce uno più tecnico e di uso meno comune, il prelievo supplementare, ovvero uno strumento di politica agraria. Questo provvedimento è stato introdotto nel 1984 nel regolamento comunitario per evitare surplus agricoli, ovvero produzioni non necessarie di un determinato bene derivante dall'agricoltura; modificato poi negli anni, serve a regolarne la produzione, in questo caso il latte, su tutto il territorio dell'Unione Europea. Per avere una stima del latte effettivamente prodotto in ogni stato venne selezionato un anno di riferimento, che per l’Italia era il 1983, per fissare la quota di ogni singolo stato membro.
L'azione del provvedimento è quella di limitare la produzione eccessiva da parte dell'allevatore tassando fortemente la vendita oltre la propria quota latte personale, tanto da renderne la produzione sconveniente. In questo modo i diretti acquirenti degli allevatori fungono da sostituti d'imposta: latterie, caseifici o qualsiasi altra azienda che acquista il latte devono essere a conoscenza della quantità venduta da ogni singolo produttore, da cui per ogni litro di latte oltre quota viene trattenuto il prelievo stabilito dalle norme comunitarie al pagamento.

 

In realtà in Italia nel 1983 la produzione era stata sottostimata a causa della forte frammentazione dell’attività produttiva, una statistica che verrà pagata molto cara negli anni: vennero denunciati 9 milioni di tonnellate l’anno, quando la media nazionale era di 11,5 milioni di tonnellate. Negli anni successivi, quando ormai le quote erano state fissate ma la produzione eccedeva continuamente, l’Italia si trovò a dover fronteggiare una multa per compensare l’eccesso di produzione, che sarebbe poi ricaduta sui conti delle singole aziende. Infuriò una battaglia diplomatica fino al 1992, con numerose proteste anche da parte degli agricoltori, quando l’Italia vinse contestando l’ulteriore taglio delle quote di ogni stato membro, al nostro paese era stata assegnata la quota di 9 milioni di tonnellate nel 1989. Vennero presi provvedimenti a livello nazionale atti a monitorare l’attività delle singole aziende, stimare le quantità di latte effettivamente prodotto e individuare eventuali comportamenti fraudolenti, nel frattempo l’Italia si oppose al pagamento di una multa da 5.600 miliardi delle vecchie lire, secondo le fonti più pessimistiche, che riteneva iniqua. La commissione dell’agricoltura ritenne giusta la posizione del nostro paese in merito, la quota italiana tornò ad essere di 9,9 miliardi di tonnellate, la multa venne abbassata considerando retroattivo questo valore fino al 1989. La produzione eccedeva comunque, quindi la multa doveva esserci, ma stavolta ridotta a 2,5 mila miliardi. Naturalmente vi erano alcuni stati membri che si opposero a questo provvedimento, chiedendo di non considerare la retroattività della legge e di far pagare la multa per intero.

 

Successivamente le proteste degli agricoltori si focalizzarono sul far pagare la multa solo ai responsabili dell’eccedenza, ovvero le aziende che non avevano dichiarato la quota in base alla reale produzione, ma solo secondo la scarsa produzione dell’anno di riferimento. In questo modo giustizia sarebbe stata fatta, mediando per un pagamento rateale di oltre 30 anni della multa da parte di quelle aziende che operarono fuori dalla legalità.
Ad oggi, secondo il ministero dell’agricoltura, la battaglia diplomatica è stata vinta: l’Italia ha ottenuto un trattamento di favore nel calcolo futuro delle quote, mentre per gli altri paesi è previsto un aumento dell’1% per 5 anni, l’Italia ha ottenuto il 5% a partire dal 1 aprile 2009, si parla di 620 mila tonnellate di latte, pari a un valore di mercato annuo di circa 240 milioni di euro, cifre che consentono di gestire i quantitativi in esubero a livello nazionale. Il ministro ha precisato che non ci saranno sanatorie per i cosidetti ‘splafonatori’, un neologismo di dubbio gusto per riferirsi a coloro che negli anni hanno dichiarato di meno di quanto producevano. Le quote verranno ripartite anche a loro: “Si tratta – ha dichiarato il Ministro - di riportare alla legalità coloro i quali, in virtù di un sistema iniquo, sono stati costretti a lavorare al di fuori della legalità". Naturalmente anche queste dichiarazioni hanno suscitato diverse polemiche: secondo gli agricoltori, infatti, il decreto serve a proteggere proprio chi ha ecceduto nella produzione, invece di aiutare chi ha vissuto nella legalità.

 

Sono stati 24 anni di trattative e di proteste, durante i quali molte aziende agricole che commerciavano soprattutto latte sono state costrette a chiudere. Non siamo usciti certo senza cicatrici, soprattutto per un paese come il nostro dove il settore primario è quello fondamentale. Questa, sicuramente, è la prima cosa da tenere presente: senza agricoltura ed allevamento non si mangia. Preservare questo settore senza conflitti è la cosa principale, specialmente guardando al futuro incerto che ci attende.

 

Quote latte: riassunto della puntata di Annozero “Padania al verde” del 9 aprile 2010

 

Scritto da: Enrico

23 Commenti

  • marco Martedì 27 Aprile 2010

    marco

    scusa enrico io sono un ragazzo che ha vissuto come te tutta una vita con le quote e le sue problematiche. Ti dico subito che sono un cobas del latte e per questo siamo stati messi in croce da tutti. In questi anni con una sola voce noi contro tutti abbiamo sempre detto che in italia non c è mai stato splafonamento alcuno e oggi questa verità e stata portata alla luce dai carabinieri del mipaaf di cui ti consiglio vivamente di leggere la relazione....forse e ora che tutti si rendano conto che le quote specialmente in italia sono solo servite a ingrassare chi le commercializzava e non hanno portato nessun beneficio agli agricoltori..perchè tutti sanno benissimo e ci sono pure molte indagini in corso che noi abbiamo avuto la multa perchè abbiamo voluto fatturare tutto ma alcuni "molti" l hanno evitata vendendo sottoprezzo latte in nero,e questo e molto piu'grave. Quindi fai attenzione a dare dell illegale a della gente che chiede solo di poter lavorare serenamente


  • Enrico Mercoledì 28 Aprile 2010

    Enrico

    Grazie per la segnalazione, Marco. Non era assolutamente mia intenzaione accusare di illegalità nessuno, il tono dei miei articoli cerca di mantenersi volutamente amorale (nel senso che non giudica la moralità delle cose e delle persone). Se dall'articolo emerge questo, ti assicuro che non era mia intenzione.
    Sono felice di sapere che esiste un documento sull'argomento e sarò felice di fare ricerche per approfondirlo, se nel frattempo volessi inviarmi qualsiasi materiale, anche raccontare la tua esperienza personale saremmo lieti di esaminarla ed eventualmente pubblicarla.


  • sergio Lunedì 03 Maggio 2010

    sergio

    ciao, sono un allevatore da molti anni, ho accettato di portare avanti l'azienda agricola di mio padre. ho sempre convissuto con le quote latte, ho accettato il sistema "produzione eccessiva quindi multa". ho iniziato a pagare la multa - rateizzata annualmente - e contemporaneamente per evitare nuovamente un eccesso di produzione ho deciso di acquistare (ed affittare) quote. ...... ma ecco che giunge la doccia fredda: dal 2015 le quote saranno cancellate. Domanda: ma ho fatto bene accettare la rateizzazione della multa e acquistare quote???
    non voglio accusare i colleghi cobas delle scelte effettuate in passato, ma portare un piccolo contributo per chi ha scelto la legalità e poi si trova a dover affrontare una realtà molto dura....


  • Enrico Martedì 04 Maggio 2010

    Enrico

    Alla tua domanda se hai fatto bene ad accettare purtroppo non sono preparato. L'idea originale, o almeno quanto era stato annunciato, era di far pagare la multa solo a chi aveva danneggiato coloro che avevano agito nella legalità. Conta che queste dichiarazioni sono state aspramente contestate proprio da chi nella legalità ha dovuto affrontare enormi sacrifici, quindi la storia per me è ancora nebulosa. I vostri commenti, comunque, mi hanno dato numerosi spunti per approfondire ulteriormente la ricerca.


  • giordano Giovedì 06 Maggio 2010

    giordano

    relazione carabinieri MIPAAF. io sono un cobas latte dal 1996. ho sempre lavorato per far emergere la verita sulle quote latte. puntualmente ogni anno le sindacali lavorano per manipolare i dati produttivi con l'obbiettivo di arrivare ad uno spafonamento, sulla carta.i cobas veri, quelli che hanno scelto di ragionare ed agire con la propia testa e di essere artefici del propio futuro, da sempre hanno sostenuto che l'Italia NON HA MAI superato la quota globale assegnata. questo e' dimostrato e documentato con atti ufficiali e certificati. ora finalmente anche i carabinieri del MIPAAF su incarico del ministro hanno fatto luce sulla realta'.entrare nei dettagli tecnici e' indispensabile per chiarire il tutto ma servirebbe piu' spazio e piu' tempo. resto a disposizione di chiunque desideri ulteriori e piu'approfonditi chiarimenti. garazie .giordano


  • giordano Giovedì 06 Maggio 2010

    giordano

    chiedo scusa ho dimenticato di scrivere il mio indirizzo per chiunque desideri informazioni: mailto:madellagiordano@inwind.it


  • Enrico Giovedì 06 Maggio 2010

    Enrico

    Far emergere la verità sulle quote latte non è semplice, me ne rendo conto. Questo articolo si proponeva di sollevare il problema ad un pubblico più ampio, senza entrare troppo nel dettaglio. Comunque siamo sempre aperti a qualsiasi approfondimento e le vostre segnalazioni sono preziosissime.
    Chiunque volesse inviarci qualsiasi tipo di materiale è benvenuto, questo sito ha una sezione apposita, chiamata 'da voi' per gli articoli e le riflessioni dei lettori, abbiamo sempre creduto in questo e ci ha dato delle belle soddisfazioni nel tempo.


  • DARIO Sabato 12 Giugno 2010

    DARIO

    Io sono poco esperto della questione, ma se sono state introdotte le quote latte per cercare di alzare il prezzo del latte, perchè questo non si è verificato?
    Probabilmente sarebbe stato più utile allo scopo imporre un prezzo minimo anche se probabilmente avrebbe favorito il mercato nero.......

    (editato da admin, cortesemente evitate di scrivere tutto in maiuscolo.)


  • Enrico Lunedì 14 Giugno 2010

    Enrico

    Ciao Dario, in effetti la giungla di informazioni sulle quote latte è talmente intricata che è molto difficile essere esperti in materia.
    Ti posso dire che le quote latte sono state introdotte come attuazione delle normative europee che regolamentano il mercato interno all'Unione, ovvero gli scambi commerciali tra stati membri. Fino a che potevamo permetterci un'ottica di libero commercio ogni allevatore poteva produrre e vendere tutto quello che voleva. Per favorire le esportazioni degli altri stati membri, però, sono state assegnate delle quote a ciascuno stato, senza tenere conto della realtà italiana della produzione del latte, molto complessa e frammentata.
    L'idea non voleva essere quella di alzare il prezzo del latte, ed infatti per fortuna non si è verificato.
    Imporre un prezzo minimo non sarebbe in linea con la politica economica dell'unione, in quanto va a influenzare con troppa ingerenza l'attività produttiva del singolo, mentre per favorire lo sviluppo dell'impresa (anche alimentare) occorre che la politica attui delle norme meno restrittive. Altrimenti, come dici te, si spingono le aziende a chiudere o preferire l'illegalità, cosa che all'UE non conviene.


  • luca luca Mercoledì 21 Luglio 2010

    luca luca

    ciao e perdonate l'intrusione. non sono un allevatore e di quote latte so poco. sono un tassista e oggi ho visto a milano l'ennesima manifestazione sponsorizzata da coldiretti. data la mia "ignoranza" non posso entrare nel merito della questione, però mi viene spontaneo esprimere un'enorme solidarietà a voi tutti. fate un lavoro essenziale, degno della più alta e nobile considerazione. peccato davvero che ci tocchi vivere in tempi di unione europea, globalizzazione e liberismo. in un mondo più giusto io berrei il latte prodotto dalle mucche sotto casa mia e voi dovreste campare, anzi prosperare, con il lavoro delle vostre stalle, vendendo tutto quanto il latte che la produzione locale richiede. invece ci tocca vivere in questi assurdi tempi, nei quali la globalità si sostituisce al localismo. sono solidale con voi e comprendo il peso di queste difficoltà che affrontate.


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