Nanotecnologie

Sabato 19 Aprile 2008

La prima persona che parló di nanotecnologie, anche se non usó proprio questo nome, fu Richard Feynman il 29 dicembre 1959 in un articolo intitolato "There’s Plenty of room at the bottom" (letteralmente, "c'é un sacco di spazio la sotto") al Californian Institute of Technology. Il concetto che voleva esprimere era molto semplice: non esistono leggi fisiche che impediscano all'uomo di manipolare la materia atomo per atomo, solo siamo troppo grandi. Se in qualche modo si riuscisse a costruire degli strumenti che ci permettessero di usare e costruire strumenti ancora piú piccoli, allora il gioco sarebbe fatto. Costruire piú piccolo vuol dire risparmio di materiale, di spazio, e molto altro ancora.

Nel 1975, Eric Drexler usó per primo il termine nanotecnologia: "una tecnologia a livello molecolare che ci potrà permettere di porre ogni atomo dove vogliamo che esso stia. Chiamiamo questa capacità nanotecnologia, perché funziona sulla scala del nanometro, 1 milionesimo di metro".
Negli anni '80 arriva il primo barlume in un mondo ancora sconosciuto: l' STM (Scanning Tunneling Microscope o Microscopio a Scansione Tunnel) permette di vedere letteralmente la struttura atomica; un microscopio talmente potente con cui si possono vedere corpi di dimensioni del nanometro (un miliardesimo di metro). Ecco un' introduzione esauriente su questo argomento.

fullereneLe idee per le applicazioni si sprecano naturalmente: nella medicina, tanto per citarne una, permetterebbe di inviare microscopiche sonde robotiche nel corpo umano per diagnosticare o curare malattie o malformazioni che altrimenti dovrebbero essere eseguite con metodi piú invasivi. Nell'informatica o nell'elettronica le nanotecnologie offrono risparmi in termini di spazio da non sottovalutare, basterebbero, ad esempio poche molecole per costruire un transistor o una cella di memoria, rendendo i computer piú compatti e veloci.

Ricordiamo che a Venezia, per quattro giorni durante il mese di Marzo, si é tenuto un convegno sulle nanotecnologie per l'industria. Infatti si sono tenuti incontri tra centinaia di aziende, decine di relatori, docenti e ricercatori per cercare un punto d'incontro tra due mondi destinati a collidere. La ricerca, in qualsiasi campo essa sia realizzata, serve all'impresa. Durante il convegno é stata inoltre ricordata la realizzazione, da parte della regione  Veneto, di costruire "Veneto Nanofab", al parco scientifico Vega di Venzia. Costato 30 milioni di Euro, é stato contattato da 250 aziende ed ha avviato una ventina di progetti di ricerca.
Lo spirito del convegno puntava a far capire quanto le nanotecnologie siano giá disponibili e utilizzate in disparati settori: tessuti, materiali, medicina, cosmesi, energia, sport, edilizia, elettronica, e cosí via.

In conclusione sembra che il futuro sia alle porte. Non solo per il fatto che l'essere umano sia riuscito a modificare a suo piacere la struttura della materia, ma anche il fatto che si spendano soldi per la ricerca e lo sviluppo potrebbe far presupporre una nuova era: finalmente anche in Italia cominciamo a capire l'importanza di non restare indietro quando si tratta di innovazione. Si parla infatti di un fondo da 65-70 milioni di euro l'anno destinati alla ricerca, ancora troppo poco comunque. L'Italia si aggira intorno all'1% del Pil destinato a ricerca e sviluppo, dal 2000 al 2002 la percentuale e scesa da 1,07% a 1,04%, secondo uno studio del CNR, un tasso percentuale abbastanza basso rispetto alla media europea del 1,92%, e ancora piú basso rispetto a Giappone(3,15%) e USA(2,59%).

 

Scritto da: Enrico

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